Di Régis Soavi, Articolo scrito fine marzo 2020, pubblicato sul n. 74 di AikidoJournal.Per la prima volta nella sua storia, Tenshin, il nostro dojo a Parigi, è chiuso per una durataindeterminata, così come tutti i dojo della nostra scuola (Milano, Roma, Torino, Anconea, Toulouse, Blois, Amsterdam ecc.). È tanto più eccezionale poiché dalla sua apertura nel 1985, il dojo non si era mai fermato. Ci sono sedute tutte le mattine, tutto l’anno, indipendentemente da vacanze o giorni festivi.La Scuola Itsuo Tsuda è una scuola particolare perché pratichiamo l’Aikido certo, ma anche il Katsugen undo (Movimento rigeneratore) che può essere praticato da soli, a casa. E poi, per un piccolo numero di allievi interessati al lavoro sugli antichi koryu all’origine della nostra arte, ci sono anche delle sedute dedicate alle armi della scuola Bushuden Kiraku Ryu. Questa scuola che comprende numerosi kata ha nel suo percorso d’insegnamento la pratica del jujitsu a mani nude, della Naginata, del Kusarigama, del Bo, del Tessen, ecc. C’è anche un lavoro su altre tecniche che provengono dalle scuole delle due spade, il Niten Ichi ryu.Nonostante la chiusura dei dojo la pratica, che io sappia, non si è interrotta per nessuno o quasi. Alcuni praticano i kata di armi a casa propria ma soprattutto abbiamo la fortuna di avere una prima parte nelle sedute di Aikido (una sorta di Aiki-Taiso) che il mio maestro, Itsuo Tsuda, aveva praticato presso O sensei, e che chiamava già “la pratica solitaria”. Questa prima parte dura una ventina di minuti circa e può essere fatta in uno spazio ridotto (equivalente ad un solo tatami). Quello che la differenzia da una ginnastica è che si tratta di un lavoro sulla respirazione e sulla circolazione del ki nel corpo. Per certi aspetti, assomiglia agli esercizi che fanno alcuni praticanti di Tai-chi-chuan, certo, con la propria specificità. Questa pratica solitaria può così essere fatta ogni giorno. So che ci sono dei praticanti che approfittano anche di questa interruzione per leggere o rileggere i libri di Itsuo Tsuda (nove libri, edizione originale francese Le courrier du livre-Trédaniel e edizione italiana Yume Editions) ma anche, come ho spesso consigliato, i grandi autori e filosofi come Chuang Tzu, Lieh Tzu, SunTzu, o ancora “La storia di Genji” di Murasaki Shikibu.
milliers de miles” Calligraphie de Itsuo Tsuda
Postfazione di gennaio 2021
Dieci mesi sono passati, dieci mesi di costrizione, dieci mesi di una notte senza nome, di cui non possiamo neanche dire quando finirà. L’ascesa di una forma insidiosa di autoritarismo su basi sanitarie che avviene in questo momento, ci porta tutti a una forma di autocensura per non disturbare le resistenze che sono state messe in atto un po’ dappertutto in questo “mondo nuovo” che è lungi dall’essere un “nuovo mondo”.Le nostre pratiche ci permettono di mantenere la stabilità del “Kokoro”, senza di esse le tensioni rischierebbero di invaderci e potremmo soccombere all’ambiente circostante.Un altro ambienteTutti i nostri dojo si sono potuti mantenere e pagare i propri affitti malgrado la chiusura dei locali per tutti questi mesi, grazie alla forma associativa molto particolare che hanno adottato fin dalla loro creazione, alcuni fin dagli anni 80. In effetti i dojo appartengono a tutti i propri soci, come se ne fossero “coinquilini”, è quindi di propria volontà che si associano per mantenere vivi questi luoghi di pratica. I soci mettono in comune ciò che è necessario senza dipendere da nessuna sovvenzione, né di palestre comunali, e neanche da clienti? Così questo funzionamento, che normalmente sembra molto fragile, si mostra in effetti molto resiliente nel periodo che stiamo attraversando.La prima parte delle nostre sedute di Aikido, la “pratica respiratoria individuale”, è continuata ovunque, in funzione delle settimane in cui la legalità lo permetteva, a volte al parco come a Milano per ricreare il legame che mancava, altrimenti a casa propria o di amici praticanti.Tutti hanno potuto continuare la pratica del Katsugen undo (Movimento rigeneratore) a casa, soli o in famiglia, come ogni volta che non possiamo, per una ragione o per un’altra, andare al dojo. Questa pratica che lascia il movimento innato del corpo esprimersi, contribuisce all’equilibrio globale dell’individuo. Il fatto di mantenere attivo il sistema involontario, favorisce le reazioni precoci, accelera e amplifica l’aspetto regolatore del funzionamento dell’organismo.Anche se certi giorni, sotto il peso della durata di questa situazione, ci sono stati momenti di scoraggiamento, la prospettiva di riaprire per fare conoscere la nostra pratica ha limitato, e fatto sciogliere l’inquietudine che poteva nascerne.I contatti e gli scambi tra i soci, sia a livello nazionale che internazionale, hanno permesso di far circolare informazioni e riferimenti, testi e libri, mettendo l’accento sull’aspetto culturale dei dojo e attivandolo così una volta di più. Nessuno aveva previsto ciò che stiamo vivendo, forse questo passaggio di un testo di Estelle Soavi saprà tranquillizzare la forza di ognuno e guidarla verso il Non-Fare, il Wu-Wei:
In un mondo in corso di distruzione, Fondare luoghi in cui regna un altro spazio-tempo, in cui un altro rapporto alla vita si crea, in cui gli esseri possono realizzarsi. […]Il solo modo di non affondare resta continuare a nuotare.
Demori(4)
(1) Tatsuzawa Kunihiko sensei, Le sens de la beauté, intervista di Yann Allegret, Karaté Bushido, ottobre 2008.(2) Intervista pubblicata in: Hans Jonas, Sull’orlo dell’abisso – Conversazioni sul rapporto tra uomo e natura, Einaudi, 2000.(3) Hans Jonas, Il principio responsabilità – Un’etica per la civiltà tecnologica, Einaudi 1979(4) “Demori” significa “io rimango” in lingua catara (occitana). Estelle Soavi, “Bâtir”, Utomag N°4, giugno 2020, online : http://estellesoavi.fr/utomag/