È una storia che inizia con l’uscita in Francia del libro di Manon Soavi nel 2022, a meno che… non sia iniziata l’8 dicembre 1967! Quel giorno usciva per l’editore Gallimard le Traité de savoir-vivre à l’usage des jeunes générations (Trattato di saper vivere ad uso delle giovani) di Raoul Vaneigem. Questi è uno scrittore ( autore ad oggi di una cinquantina di opere), filosofo e storico specializzato delle eresie. Anarchico e situazionista, è uno dei leader, con Guy Debord, dell’Internazionale Situazionista. Il suo Trattato di saper vivere ad uso delle giovani avrà una notevole influenza tra i giovani in rivolta nel 1968 e nei decenni successivi. Per alcuni sarà una deflagrazione che cambierà definitivamente il loro mondo. Tra loro figura Régis Soavi, allora diciassettenne, questo libro non lo lascerà più.
Anni dopo, sua figlia Manon lo legge anche lei adolescente e quando scriverà Il Maestro anarchico il pensiero di Raoul Vaneigem non è soltanto citato ma impregna il libro.
Alla sua uscita nel 2022, in occasione di una presentazione in libreria Manon incontrava la regista Sandra Blondel, che ha finito un film che documentava il “Viaggio per la vita” degli zapatisti. Un viaggio che celebra, a suo modo, l’inizio della resistenza dei popoli indigeni di cinquecento anni fa con la conquista del Messico da parte degli spagnoli. Gli zapatisti fanno il tragitto inverso per ribattezzare il vecchio continente “Terra Indomita” con un messaggio per gli europei: “Risvegliatevi!”
Sandra si entusiasma molto del libro Il maestro anarchico e lo manda a Raoul Vaneigem, che conosce, perché è in stretto contatto con gli zapatisti.
Qualche mese dopo un anarchico cileno, che chiameremo R. B. passa da casa di Raoul Vaneigem e s’imbatte nel libro. Non parla veramente francese ma il titolo lo attira e Vaneigem gli dice “questo libro è per te, leggilo”. Qualche mese dopo R. B. ha letto tutto il libro, passa al dojo Tenshin per incontrare Régis Soavi sensei, Manon Soavi ed alcuni praticanti. Dopo aver parlato per diverse ore, una seduta di Aikido e molto entusiasmo, si mette in moto il progetto di pubblicare una parte del libro in spagnolo per diffonderlo in America latina e in Spagna.
Oggi siamo molto contenti di potervi annunciare che il libro è uscito a marzo 2026. Con l’immenso privilegio di una prefazione scritta da Raoul Vaneigem. Che loop temporale affascinante!

Come vedrete questo testo è una non-prefazione assolutamente degna di un anarchico di questa tempra e abbiamo il piacere di condividerla qui con voi, così come abbiamo potuto pubblicarla anche sulla traduzione italiana del libro.
Per un’alchimia dell’io
di Raoul Vaneigem
Ho sempre pensato che un libro che sta in piedi da solo non abbia nessun bisogno di prefazione. Al contrario, la sua ricchezza sta precisamente negli echi che risveglia e che, a loro volta, stimolano la coscienza della lettrice e del lettore.
Dissociare il sociale e l’esistenziale è una pratica nata dalle prime collettività gerarchiche che, succedendo alle civiltà pre-agrarie, sono popolate da sfruttatori e sfruttati, dominanti e dominati, padroni e schiavi. Oggi essa si perpetua tramite il lavoro intellettuale che regna in nome dello Spirito sul corpo, costretto alla servitù manuale. C’è stata una spaccatura tra il corpo meccanizzato dal lavoro e il corpo la cui intelligenza sensibile è in ascolto dei propri impulsi vitali.
Mentre la propaganda, atterrita da un tasso di Profitto allo stremo, ci spinge a nasconderci e a confinarci nella paura, nella regressione, nella disumanizzazione (assimilata dai giornalisti a una forma di fascismo), non c’è nessuno che, coscientemente o meno, non si senta impegnato in un’alchimia dell’Io in cui cresce – con il degrado sanitario – la frenesia di riequilibrare se stessi all’interno di uno squilibrio che imperversa in tutto il mondo.
Questa lotta non è nuova. Non è altro che il dibattito e il dialogo con il sé che oppone da migliaia di anni l’aspirazione a vivere e la necessità di lavorare per sopravvivere. Ciò che è nuovo, invece, è la minaccia di annientamento che l’implosione del capitalismo fa pesare sulla terra e su ciò che è vivo.
Fino a poco tempo fa, le religioni diffondevano i loro patetici premi di consolazione. I loro sussulti di agonia non bastano a resuscitare degli Dei dei quali ha appena strizzato le spoglie un’economia che li aveva fabbricati sull’immagine dei primi tiranni.
Nessun essere umano è stato mai così tanto solo con se stesso. Ma, paradossalmente, è una solitudine estremamente popolata. La fiaccola delle rivendicazioni che si accende ovunque presenta differenze radicali con le insurrezioni del passato. È la prima volta che compaiono movimenti insurrezionali senza capi, senza leader, senza l’intervento di apparati politici e sindacali.
Non si tratta qui di quella lotta di classe che il movimento burocratico operaio del passato ha liquidato. Non c’è più propriamente parlando una lotta di classe, ma il progetto di una società senza classi è al centro delle rivoluzioni spontanee i cui pretesti spesso futili non riescono più a nascondere che si tratta veramente di insurrezioni della vita quotidiana.

Questi sono movimenti di massa che non fanno tabula rasa del passato. Si riallacceranno alle tendenze più radicali che la repressione brutale e la propaganda della menzogna ufficiale hanno stroncato. Perché la coscienza rinasce sempre dall’ignoranza. Nulla ci impedirà di imparare dalle nostre sconfitte. La Comune di Parigi, i consigli operai e contadini del 1917, le collettività libertarie spagnole del 1936 e le timide spinte autogestionarie del maggio 1968 non chiedono altro che essere continuate.
La parte di aspirazione individuale alla felicità sta alimentando, come mai prima d’ora, il desiderio di una società nuova. Si tende a non obbedire più a ideologie in cui, del resto, la confusione politica è totale. Man mano che il clientelismo di sinistra sprofonda nel ridicolo, la riflessione esistenziale, la riflessione sulla felicità, cresce in importanza sensibile, la sua percezione è sia clandestina che pubblica. In lei matura la coscienza di un rovesciamento di prospettiva. Con questo intendo il passaggio da una prospettiva di morte a una prospettiva di vita.
La coscienza avrà fatto un gran salto nell’evoluzione umana quando il nostro dialogo con la potenza vitale universale avverrà da io a io, come accade con quest’alchimia che si mette in azione in ogni momento in cui la mia scelta vacilla tra reazione alla vita e letargia mortifera.
L’impulso dell’amore si risveglia poco a poco dalla stanchezza che suscitano oggi la noia, la mediocrità, l’angoscia, l’odio di sé e degli altri. È una scommessa quest’opzione che suscita un’alchimia dell’io in cui il malessere della sopravvivenza chiama a un superamento che non è altro che la vita. È così che l’evoluzione umana riprende veramente il suo corso in contrasto al partito della morte di cui il self-made man è la perfetta rappresentazione.
Il self-made man che gli Stati Uniti hanno eretto a modello dell’inumanità è un prodotto promosso dal fanatismo di Giovanni Calvino. Questi identifica Dio con un’Economia tutelare e dinamica. Il Dio degli evangelisti mette una mano benevola sulla spalla di chi accumula profitti e la ritira brutalmente appena li perde. La sfortuna condanna il “fallito”, notificandogli che ha mancato ai suoi doveri divini. Il crollo e la disgregazione del capitalismo ridicolizzano ormai quello che passa per il trionfo del capitalismo da cui l’anticapitalismo non ha ancora imparato la lezione.
L’autonomia individuale inizia soltanto ad affilare le sue armi contro l’individualismo. I tossicomani del Potere vogliono sentirci declamare il nostro isolamento in un gran deserto d’incomprensione. In realtà, è la loro stessa solitudine che li atterrisce. Una volta perforato il carapace di cartone dei ruoli che hanno indossato, si trovano al bordo del buco nero della loro inesistenza. Le quinte dell’oblio li mettono di fronte alle loro spoglie palpitanti.
Abbiamo su di loro il vantaggio di sapere che la nostra lotta emana da una vita che non ha niente da perdere, niente da guadagnare. La presenza intima di un cuore universale ci riempie di una moltitudine i cui lampi insurrezionali salutano la rinascita dell’aiuto reciproco.
Non c’è nessun essere supremo tranne l’essere umano in divenire.
Raoul Vaneigem. 2026