La tradizione non è il culto delle ceneri, ma il mantenimento del fuoco #1

Di Manon Soavi e Romaric Rifleu

Parte 1: L’inchiesta

Tutte le tradizioni marziali, nel corso della loro storia, si trovano in questa tensione tra evolversi per adattarsi al mondo e preservare le loro competenze passate. È anche grazie all’alternanza tra questi due poli che una tradizione può continuare, i seguaci stessi si dividono tra coloro che modernizzano e coloro che cercano nelle origini. Dobbiamo liberarci di ogni idea di gerarchia tra loro per apprezzare il lavoro necessario che ogni seguace apporta a questa dinamica.

Possiamo vedere un esempio nella musica occidentale con le ricerche negli anni ’90 di alcuni musicisti sulla costruzione strumentale dell’epoca barocca. Le loro ricerche portarono a una riscoperta qualitativa di un repertorio trascurato perché difficile da interpretare correttamente con gli strumenti del XX secolo. Altri musicisti, invece, come Beethoven o Liszt, spingendo i limiti degli strumenti delle loro epoche hanno portato i costruttori di pianoforti a modificare gli strumenti, dando vita al pianoforte di oggi.

Musashi Miyamoto è stato tra coloro che hanno modernizzato una tradizione marziale, con una «riorganizzazione del sapere tecnico esistente» (Tokitsu Kenji, Vita di Musashi, Luni Editrice, p. 52) a partire dalla scuola familiare di jitte (1) e dalla propria esperienza di combattimento per creare la sua scuola delle due spade. Questa evoluzione è, per noi, il passato. Passato che da una parte dobbiamo far vivere e che dall’altra si alimenta delle riscoperte qualitative di alcuni ricercatori. Queste ricerche hanno l’obbiettivo di permettere una migliore comprensione del riai di una certa tradizione marziale. Il riai (coerenza dei principi) si perde un po’ di vista, a volte, con le evoluzioni e gli apporti di ogni generazione. È proprio per questo che ci sono dei momenti in cui alcuni seguaci si rivolgono verso il passato per ritrovare le radici dei principi di una scuola. È di questi lavori che vogliamo parlarvi in questo articolo a proposito della scuola delle due spade di Musashi.

Evidentemente l’eredità di Miyamoto Musashi è oggetto di controversie storiche come d’altra parte l’eredità dell’Aikido, ogni branca sostiene di essere più autentica, più importante, più realista. Nello stesso modo in cui ogni allievo di Ueshiba O sensei ha ricevuto l’insegnamento in un momento diverso dell’evoluzione del maestro e l’ha trasmesso a modo suo, gli allievi di Musashi hanno ricevuto e trasmesso cose simili che però, con il tempo, si differenziano tra loro. Una volta di più, invece di cercare una gerarchia tra queste scuole, queste linee, invece di cercare una verità unica, possiamo scegliere di nutrirci della completezza che apportano queste differenze per rendere viva l’arte di Musashi.

Manon Soavi et Romaric Rifleu. Niten ichi ryu. Musashi ryu.
Manon Soavi e Romaric Rifleu.
Niten ichi ryu, allenamento in Giappone, 2023

Kunihiko Tatsuzawa sensei

Quando più di quindici anni fa abbiamo avuto la possibilità d’iniziare lo studio del Musashi-ryu con Tatsuzawa sensei, non sapevamo quasi nulla dell’universo delle antiche scuole giapponesi. Praticavamo l’Aikido già da una decina d’anni ma non sapevamo in che cosa stavamo imbarcandoci, perché queste scuole non sono soltanto un repertorio di tecniche antiche e di armi arcaiche, esse fanno riferimento a un universo, una cultura, a una “cosmovisione”, si potrebbe dire.

Tatsuzawa sensei è professore emerito di diritto spaziale internazionale e vice-rettore dell’Università Ritsumeikan di Kyoto. Discendente di una famiglia di samurai studia molto presto la scuola familiare, il Jigo-ryu, poi diviene il decimo maestro di Ioriden Niten Ichi-ryu e il diciannovesimo maestro della scuola Bushuden kiraku-ryu. Quest’ultima è un koryu antico di quasi 500 anni che comprende jujutsu, iaï, nagamaki, bo, tessen, kusarigama, kusarifundo, yari, chigiriki. Una tradizione marziale ricca di 180 kata circa che rappresentano una vera immersione nel Giappone feudale.

Tatsuzawa sensei è quindi anche maestro della decima generazione di Ioriden Niten Ichi ryu, insegna diverse linee di ciò che è riunito sotto il nome di Musashi-ryu: il Sakonden Niten Ichi-ryu, lo Ioriden Niten Ichi-ryu e il Santo-ha Niten Ichi-ryu. Queste tre linee corrispondono a tre epoche della vita di Musashi, il Sakonden, la sua giovinezza, lo Ioriden, l’età matura, e il Santo-ha, la fine della sua vita. Questo insieme forma, nel Musashi-ryu, un percorso che riprende il sistema tradizionale per livello Shoden – Chuden – Okuden. Ogni livello permette di approfondire la comprensione del Musashi-ryu scoprendo una linea e le sue specificità (senza mischiarle).

Tatsuzawa sensei ci ha spiegato che il suo maestro, Nobuyuki Hirakami sensei, aveva condotto delle ricerche approfondite fin dagli anni ’70 per ritrovare le tracce dimenticate e lasciate da diversi allievi di Musashi, il che gli permise alla fine di capire meglio la forza del kyokugi (lett. prodezza, performance, arte, capacità) di Musashi.

Tatsusawa sensei Iorien niten ichi ryu. Musashi ryu
Tatsusawa sensei Iorien niten ichi ryu.

Musashi Miyamoto

Miyamoto Musashi (1584-1642) è una figura quasi leggendaria della cultura popolare giapponese. Visse nel corso di una svolta della storia del suo paese all’inizio dell’epoca Edo. Il Giappone usciva dalle guerre feudali e iniziava a stabilizzarsi intorno a un potere forte ma anche a una struttura della società molto rigida. Kenji Tokitsu dice, nel libro di ricerca che gli ha dedicato, che, «per l’estensione della sua padronanza delle arti, e per la capacità di esplorare i limiti del sapere del proprio tempo, Miyamoto Musashi mi ricorda Leonardo da Vinci.» (Tokitsu Kenji, Vita di Musashi, Luni Editrice, p. 7) In effetti Musashi era anche pittore, scultore, calligrafo, e ha lasciato un’opera scritta che ha un posto importante nella storia della spada giapponese. È autore di diversi trattati di strategia, il più famoso dei quali è il Gorin no sho (Il libro dei cinque elementi) che è un compendio dell’arte della spada e un trattato di strategia. Vivendo all’inizio dell’epoca Edo, prima della politica di chiusura e di stabilizzazione del Giappone da parte della famiglia Tokugawa, Musashi sembra essere un personaggio chiave, portatore di tradizioni marziali molto antiche e nello stesso tempo consapevole della propria posterità e di un avvenire molto diverso, a cui bisognerà dare indicazioni. «La strategia e la riflessione sul combattimento che fanno da sfondo alla vita di Musashi gli conferiscono svariate dimensioni. È questa tensione a scrivere sulla propria arte che costituisce la particolarità dell’opera di Musashi.» (Tokitsu Kenji, Vita di Musashi, Luni Editrice, p. 9)

Nobuyuki Hirakami (2) fa delle ricerche fin dagli anni ’70 sulle arti marziali e sulla storia delle scienze e delle tecnologie dell’epoca Edo (3), si è appassionato alle diverse scuole dei successori di Myamoto Musashi. Racconta così i suoi inizi, quando faceva già Kendo: «La prima persona che mi ha insegnato il Santo-ha Niten Ichi-ryu era Nobuo Komatsu Sensei a Kobe, che viveva vicino alla casa dei miei genitori. Ci andavo in bicicletta e ci allenavamo a casa sua e nel parco vicino.»
Hirakami sensei praticava già due altri koryu (scuole antiche), la Jigen-ryu e la Shibukawa-ryu, era quindi molto incuriosito dal fatto che ci fossero così pochi kata nella trasmissione che aveva ricevuto nel Santo-ha Niten Ichi-ryu. Anche se è vero che Musashi criticava le scuole che accumulano molte tecniche diverse, cinque kata gli sembravano comunque veramente pochi. Sentiva che gli mancavano degli elementi per capire questa tradizione marziale in modo più preciso, e questo l’ha spinto a cercare di più.

La scuola della fine della vita di Musashi: Santo-ha Niten Ichi-ryu

La linea Santo-ha Niten Ichi-ryu è trasmessa dagli studenti degli ultimi anni di Musashi ed è oggi la più diffusa. Hirakami ebbe l’opportunità di incontrare uno Shihan di questa scuola Kiyoshi Inamura che aveva studiato prima della guerra con Aoki Kikuo Hisakatsu, aveva quindi beneficiato della trasmissione di forme di Santo-ha Niten Ichi-ryu anteriori alle modernizzazioni effettuate dopo la guerra, forme risalenti alla fine dell’era Meiji. Anche in questo caso c’erano solo cinque kata di due spade, ma Hirakami apprese, con lui, che la tradizione dei dodici kata con una spada sarebbe stata aggiunta dopo Musashi e che i kata con solo un kodachi (spada corta) sarebbero stati aggiunti da Aoki Sensei dopo la seconda guerra mondiale.
Questo incontro permise a Hirakami di capire meglio le forme antiche della tradizione di Musashi. Le forme dell’epoca Meiji erano diverse da quelle elaborate dopo la guerra. Confrontando le due forme tecniche poté constatare le aggiunte e le modifiche effettuate nel dopoguerra nelle tecniche della scuola Santo-ha Niten Ichi-ryu. Scoprire che c’erano altre forme, più antiche, era un primo passo nelle sue ricerche che l’incoraggiò a proseguire.

La scuola della maturità di Musashi: Ioriden Niten Ichi-ryu

Nel corso delle sue ricerche sull’arte della spada di Musashi, una linea in particolare ha attirato la sua attenzione. È in un numero della rivista Kendo Nihon, speciale Musashi, che Hirakami scopre l’esistenza di un successore ancora in vita della linea Iori Miyamoto, a Tokyo. Una linea trasmessa da Aolki Jozaemo, (4) che studiò con un Musashi maturo. A partire da qui, Hirakami passa da sorpresa in sorpresa:
«Ho verificato i registri e, con mia grande sorpresa, c’era un erede a Setagaya (quartiere di Tokyo), come indicavano i registri antichi. Quello che era ancor più sorprendente, era che Shikou Akimitsu sensei, aveva 92 anni e praticava ancora.
Incontrandolo ho constatato che aveva la mente lucida ed era capace di eseguire dei kata con facilità. Tuttavia non aveva praticamente allievi. Lui e un solo altro allievo erano capaci di eseguire i kata di Ioriden Niten Ichi-ryu. Questo allievo era il famoso kendoka Kosan Yanagiya (maestro di Kendo tradizionale e sportivo, dichiarato Tesoro nazionale vivente del Giappone come maestro di Rakugo(5)).

Così, con mia grande sorpresa, Akimitsu sensei ha fatto chiamare Kosan Yanagiya e mi ha dato una dimostrazione di tutti i kata di Ioriden Niten Ichi-ryu.
Quando ho visto questi kata, ho avuto una nuova sorpresa. In primo luogo perché i kata venivano eseguiti non con una spada di legno ma con un fukuroshinai e l’avambraccio aveva una protezione in pelle.

Secondariamente i kata erano completamente diversi dal Santo-ha Niten Ichi-ryu, in termini di stile, tecnica e spirito. Era una tecnica molto particolare e molto diretta.
Questi kata tramandati di generazione in generazione avevano uno stile e un’atmosfera unici che non si trovavano nel Santo-ha Niten Ichi-ryu. Ero affascinato e volevo imparare a ogni costo questa forma unica. Akimitsu sensei mi ha detto che sarebbe stato felice di accettare la mia richiesta di essere iniziato e che potevo andare in ogni momento.» (6)

Akimitsu Shikou senseï, 92 ans et Kosan Yanagiya. Ioriden niten ichi ryu Musashi ryu
Akimitsu Shikou sensei, 92 anni e Kosan Yanagiya

Possiamo notare per inciso che il fatto di lavorare con i fukuroshinai non risale all’epoca di Musashi ma è un apporto successivo. Anche in questo caso si ritrova la tensione tra conservazione e innovazione. Il fatto di praticare con i fukuroshinai, pur essendo un apporto moderno, permette di essere più vicini alle distanze reali di combattimento, cosa che il bokken non permette veramente, permette anche di colpire realmente senza temere di danneggiare o uccidere il proprio partner. In questo c’è una scelta pedagogica fatta dai sensei di tale filone.

La scuola della giovinezza di Musashi: Sakonden Niten Ichi-ryu

Continuando la sua ricerca sulle linee di trasmissione, Hirakami ha avuto la fortuna di trovare una copia di un documento storico sull’arte della spada di Musashi, risalente alla sua giovinezza. Si trattava di un libro di nome Niten-ryu Kenjutsu Tetsugisho: al suo interno era chiaramente scritto «Niten Ichi-ryu» e conteneva anche una copia del Gorin no sho. Quello che era originale era che il libro conteneva una descrizione di nove kata a due spade con commenti molto dettagliati. Hirakami ha allora capito che si trattava di un documento con forme tecniche specifiche, trasmesse dal filone di Sakon Fujimoto della regione d’Owari.
Il contenuto era abbastanza facile da capire anche se molto diverso da quello del Niten Ichi-ryu trasmesso in epoca moderna – con possibili sovrapposizioni con i kata attuali, trasmessi in altre linee. Il recupero di questi kata ha richiesto diversi anni a Hirakami e, dopo diversi tentativi falliti, sono stati recuperati nove kata: cinque kata omote e quattro kata ura.

Lo stile “Edo”

Ciò che Hirakami sensei osserva in seguito alle sue ricerche è che questi filoni Iori e Sakon hanno caratteristiche che egli riconosce come tipiche dei koryu dell’epoca Edo, delle caratteristiche che si sono più o meno perdute nei budo moderni, come il Judo, il Karate-do o l’Aikido. Queste caratteristiche non sono state mantenute nella creazione dei budo moderni perché non corrispondono alla «cosmovisione» occidentale importata dopo la restaurazione Meiji e ancor più rinforzata nel dopo guerra. I budo sono stati così costruiti principalmente sul modello dello sport occidentale. Sono stati razionalizzati, a livello di nomi, di kata, di sistemi di dan. Nella stessa maniera in cui l’architettura occidentale moderna si imponeva per costruire ospedali, scuole, aeroporti, ecc, questo modo di «gestire» in maniera sistematica si imponeva nelle arti marziali tradizionali.
È per sopravvivere in un nuovo mondo, sulle rovine del Giappone antico che la trasmissione delle scuole di Musashi si è modernizzata distanziandosi da alcune tradizioni, benché, non per questo, nessuna delle linee sia diventata uno sport. Non di meno, esse si sono così allontanate dalla «cosmovisione» dell’epoca su cui si basava la loro trasmissione e permetteva di comprendere meglio l’insieme dei principi che irrigavano una tradizione marziale particolare.
È per questo che era così importante per Hirakami accedere allo stile Meiji della linea Santo-ha, primo passo per capire il kyokugi, il potenziale di quest’arte. In seguito, risalire ancora più indietro gli permise di scoprire che la linea aveva conservato delle specificità molto Edo style, delle specificità che hanno senso in un sistema marziale legato alla propria epoca. Tra queste specificità, a titolo d’esempio, ne esamineremo alcune dello Ioriden Niten Ichi-ryu.

La seconda parte dell’articolo sarà pubblicata a breve

Note:
1. La jitte (十手): piccola arma corta non tagliente, con una specie di artiglio che permette di bloccare la lama di una spada.
2. Nobuyuki Hirakami è bujutsuka, maestro di diversi koryu. Le sue ricerche sulle arti marziali sono state pubblicate su riviste specializzate e su libri, in particolare; Gokui Soden [Trasmissioni segrete], vol. 1 e 2, 1993 e 1994.
3. Degli articoli su queste ricerche, in giapponese, possono essere consultate sul suo sito: http://hirakami.919homepage.com
4. Tokitsu Kenji cita anche Aoki Jôzaemon nel suo libro Musashi e le arti marziali giapponesi, Luni Editrice, p. 7)
5. Il rakugo (落語, letteralmente «storia che ha una caduta») è una forma di spettacolo letterario umoristico giapponese dell’inizio dell’epoca Edo (1603-1868). Il rakugo traeva le sue origini dalle storielle comiche raccontate dai monaci buddisti. All’inizio, il rakugo, si recitava in strada o in privato. Alla fine del XVIII secolo, vengono costruite delle sale destinate esclusivamente a questo spettacolo. Il narratore, in ginocchio in seiza, utilizza come accessorio un ventaglio di carta e a volte un asciugamano in cotone. Gli servono a rappresentare un pennello, una brocca da saké, una spada, una lettera, ecc. Non ci sono né sfondo né musica.
6. Hirakami Nobuyuki http://hirakami.919homepage.com