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Tutto è meglio “semiaperto” #1

La sala musicale commemorativa Haruchika Noguchi di Zensei Shinsha1Shin-sha 新舎 significa lettéralmente nuova casa. (NdT) come bene comune

(4e episodio della serie « l’art d’éditer les lieux », pubblicato il 20 gennaio 2026,
disponibile sul blog https://worksight.substack.com/p/180)

Nota dei traduttori: in questa intervista, Shin’ya Noguchi utilizza il termine giapponese henshū 編集 – letteralmente “editare” – ma lo intende in senso creativo e filosofico, parlando ad esempio di “edizione” del corpo o dei luoghi. Una metafora può aiutare a chiarire il concetto: se un editore, per creare un libro, può iniziare raccogliendo e organizzando dei testi, può anche rieditare un’opera riprendendone e modificandone l’organizzazione precedente. Allo stesso modo, l’individuo ha la possibilità di rieditare (riorganizzare) le proprie connessioni nervose e la propria consapevolezza corporea, al fine di ricostruire un corpo più equilibrato. Editare il corpo potrà quindi significare riorganizzare-riadattare l’esperienza corporea o ancora – un termine che Shin’ya Noguchi utilizza altrove – educare il corpo (tai-iku 体育). Allo stesso modo, l’edizione di un luogo o di una relazione potrà significare trasformazione, preparazione, messa a punto.
Nel testo che segue, tutte le note a piè di pagina sono dei traduttori.

[presentazione]

Haruchika Noguchi, massimo esponente del Seitai in Giappone, aveva fatto allestire nella propria residenza, mentre era in vita, una sala da musica dotata di un’acustica progettata secondo i suoi stessi principi. Oggi quello spazio viene utilizzato dal nipote, Shin’ya Noguchi2Nella famiglia Noguchi, Shin’ya N. è un figlio (non primogenito) di Hiroyuki N., a sua volta secondo figlio di Haruchika N., come luogo di ascolto. Ma questo luogo non è soltanto una sala dedicata all’ascolto della musica. È un tentativo trasversale e innovativo, tramite la mediazione delle sensazioni corporee, di riaprire al presente il pensiero e l’eredità di Haruchika Noguchi.

La Sala da musica commemorativa Haruchika Noguchi, una sala di ascolto progettata e utilizzata dal compianto Haruchika Noguchi.
Komae, nella metropoli di Tokyo. Nessuna insegna lungo la strada principale. Neppure un sito web. Addentrandosi in un vicolo seguendo l’indirizzo, si scopre soltanto il cancello di un’antica dimora in stile Shōwa [1926-1989], circondata da una fitta vegetazione. Eppure, da alcuni anni, persone dotati di acuta intuizione, artisti e persone alla ricerca di sensazioni corporee autentiche, hanno iniziato ad affluire, come attratti magneticamente, verso la Sala da musica commemorativa Haruchika Noguchi, situata all’interno del dōjō (centro di allenamento) di Seifū Gakusha a Komae.
È qui che Haruchika Noguchi (1911–1976), fondatore del Seitai in Giappone e pensatore, ha trascorso gli ultimi anni della sua vita. Nella sala da musica che ci ha lasciato in eredità – un ampio spazio di circa 100 m² costruito alla maniera di una cantina interrata – troneggiano apparecchi mitici della storia dell’audio, come gli Eurodyn della Siemens in Germania o gli immensi diffusori a tromba della Western Electric negli Stati Uniti.
Ma non si tratta né di un semplice museo dedicato alla conservazione dell’audio d’epoca, né di un luogo dedicato esclusivamente all’insegnamento di una particolare tecnica corporea come il Seitai. Shin’ya Noguchi, nipote di Haruchika Noguchi e direttore di Zensei Shinsha, l’organizzazione che oggi preserva e tramanda questa eredità, definisce questo luogo come un dōjō di editoria [編集 henshū: riorganizzazione/riadattamento dell’esperienza corporea, educazione del corpo] e di traduzione. Nella nostra epoca saturata di informazioni, in cui ogni esperienza sembra destinata a essere consumata fino all’esaurimento, come concepire un ambiente in grado di farci ritrovare “la sensazione di vivere” e “la corporeità” che ci sono proprie? La risposta si nasconde forse in una parola strana che Shin’ya Noguchi usa spesso: han-biraki, letteralmente “semiaperto”.
Entretien : Shotaro Yamashita, Sho Kobayashi, Hidehiko Ebi
Texte : Shotaro Yamashita

Photographies : Kaori Nishida

Traduzione a cura della Scuola Itsuo Tsuda, autorizzata da S. Noguchi. Tutte le note sono della traduttrice.

[fine presentazione]

Shin’ya Noguchi – Direttore di Zensei Shinsha. Dalla Sala commemorativa della musica Haruchika Noguchi, conservata nel dōjō della Seifū Gakusha a Komae, organizza sedute di ascolto musicale e spazi di dialogo. Ricercatore tecnico presso Seifū Gakusha, porta avanti anche il lavoro di trasmissione del pensiero di Haruchika Noguchi nell’epoca contemporanea, al di là della terminologia specialistica e delle tecniche rigorose del Seitai.

La teoria del corpo “semiaperto”

“Mi chiedono spesso: qual è il corpo ideale? Rispondo senza esitazione: il corpo migliore è quello in stato di han-biraki, ‘semiaperto’”. Così Shin’ya Noguchi ha esordito non appena l’intervista è cominciata.

In genere, quando si sente parlare di Seitai, si pensa a un trattamento manipolativo o a una forma di medicina alternativa. Ma ciò di cui egli parla qui non ha nulla a che vedere con un metodo per la salute né con un’arte della cura: si tratta di una riflessione sulle condizioni della “mobilità” del corpo. “Un corpo perennemente in tensione si irrigidisce e non si muove più. Al contrario, un corpo troppo rilassato, completamente disteso, è altrettanto incapace di muoversi. La maggior parte delle persone semplicemente oscilla tra questi due poli: la rigidità causata dallo stress e il totale abbandono alla ricerca di sollievo.”
Il dibattito contemporaneo sul benessere tende a concentrarsi esclusivamente su come eliminare la tensione per indurre la distensione. Gli uffici portano tensione, i caffè, distensione: anche le funzioni urbane sono state progettate come interruttori on/off. Ma il concetto di ‘semiaperto’ proposto da Shin’ya Noguchi disattiva quell’interruttore, quella logica binaria. “È uno stato in cui tensione e distensione coesistono, in una sorta di ‘antagonismo’. È proprio questo stato che rende il corpo più mobile, pronto a passare all’azione che segue. Le due forze si tirano reciprocamente, tenendosi in equilibrio su un filo. Questa instabilità dinamica che chiamiamo antagonismo è la forma originale della vita.”
Cosa succede se si applica questo termine ad un «luogo» o ad una ‘organizzazione’? Un’organizzazione completamente controllata (tensione) si fossilizza; una comunità immersa nell’agio e nella rassicurazione (distensione) degenera.
Un’organizzazione semiaperta, secondo Shin’ya Noguchi, è uno stato in cui sicurezza e inquietudine, disciplina e libertà si contendono continuamente il campo. Non è necessariamente uno spazio confortevole, ma è proprio quella vibrazione sottile che gli permette di respirare e di reagire istantaneamente all’imprevisto.
Anche Zensei Shinsha è un luogo di pratica di questo ‘semiaperto’. Il suo indirizzo non è registrato su Google Maps; l’accesso avviene unicamente su prenotazione; è uno spazio di vita privata e al contempo accoglie sconosciuti e che, attraverso la musica e il dialogo, funziona anche come bene comune di carattere pubblico. “Le organizzazioni, la società, persino un paese: probabilmente tutto funziona meglio quando è in uno stato di semi-apertura. Perché il corpo funziona così.” La portata di queste parole scuote le fondamenta dell’urbanistica e del design.
Per tendere verso questo stato, Shin’ya Noguchi attribuisce grande importanza a ciò che chiama “tai-iku”, l’ “educazione del corpo”. Le radici del Seitai fondato dal nonno Haruchika non risiedono nella terapia come medicina alternativa, ma, alla lettera, nell’ “educare il corpo”, fare in modo che si sviluppi. “In origine, il Seitai è partito sotto il nome di tai-iku. Dunque, la parola più adatta non è ‘terapia’ né ‘riaggiustamento’, è ‘edizione’[編集henshū: riorganizzazione/riadattamento dell’esperienza corporea]. Modificando leggermente i gesti quotidiani, si educa il corpo stesso.”
Anche un gesto banale come bere un tè può diventare una pratica, spiega. “Quando lo si porta alla bocca e l’acqua entra nel corpo, si può provare a percepire la risonanza di quell’acqua che scorre lungo l’esofago. Allora si può sentire che quella risonanza si espande o si contrae all’interno del corpo. Trasformando ogni gesto quotidiano in un’esperienza corporea più creativa, il nostro modo di percepire il corpo cambia poco a poco. Non è la testa a guidare il processo, ma l’esperienza stessa che diventa protagonista, e ‘il corpo’ si sviluppa.” Rieditare il corpo [再編集 saihenshū: rieducare] attraverso le esperienze quotidiane: questo pensiero, andando oltre il semplice ambito corporeo, è direttamente collegato alla concezione stessa del “luogo” che Shin’ya Noguchi anima.

L’ingresso del dōjō di Komae (in alto) e la terrazza (in basso). Nel 1958, Haruchika Noguchi si trasferì a Komae con la moglie, Akiko Noguchi, e il resto della famiglia, per stabilirvi il proprio luogo di pratica e la propria residenza.

Far vedere solo i nodi

“Siamo spesso portati a credere che basti enunciare l’essenziale perché le persone prestino attenzione. Ma non è affatto così.” Shinya Noguchi formula qui una lucida autocritica del mondo del Seitai e, più in generale, delle comunità di specialisti. Per chi eredita una filosofia corporea così profonda come quella del Seitai di Haruchika Noguchi, la missione dovrebbe essere trasmettere proprio quell’essenza. Tuttavia adotta una strategia paradossale: trasmettere l’essenziale senza esprimerlo direttamente.
“Nel momento in cui si enuncia l’essenziale, questo viene elaborato come informazione e archiviato in una categoria. ‘Ah, è una pratica per la salute’, oppure ‘è per stimolare la capacità naturale di auto-guarigione tramite riaggiustamenti posturali, non è vero?’ Non appena una cosa sembra essere compresa, il pensiero e il corpo si arrestano.” Di fronte all’ignoto, l’essere umano prova inquietudine. Per placarla, tende ad appiccicare etichette note, a classificare, a convincersi di aver capito. Ma non si tratta che di una collezione di saperi morti invece che di esperienze vive. Per questo Shin’ya Noguchi ricorre all’“edizione” come metodo [編集henshū: riorganizzazione/riadattamento dell’esperienza corporea].
“Credo che per raggiungere le persone sia più efficace produrre una grande quantità di ‘agganci’ attorno all’essenziale. Qui cerchiamo quindi di offrire esperienze che trasformano la quotidianità in un’altra quotidianità, semplicemente aggiungendo una minima variazione ai gesti che tutti compiono ogni giorno: ascoltare, guardare, assaporare… Spero che attraverso queste esperienze, le persone possano sfiorare almeno un poco l’essenza di ciò che facciamo.”

Sala da musica dotata di isolamento acustico (in alto). Il sistema di altoparlanti giganti, incassato nella parete e alto circa 3 m e largo oltre 5 m, insieme alla cassa di risonanza semicircolare in cemento che amplifica il suono, incute rispetto. La sala ospita una collezione di apparecchi di grande prestigio che faranno venire l’acquolina in bocca agli audiofili, a cominciare da un fonografo utilizzato per la riproduzione di dischi a 78 giri (in basso).
Gli eventi organizzati presso Zensei Shinsha, a prima vista, appaiono privi di un filo conduttore: sedute di ascolto su impianti audio d’epoca, dal repertorio classico giapponese all’avanguardia; ascolti di dischi a 78 giri incentrati sulla voce; proiezioni cinematografiche; incontri sugli onsen, sorgenti termali, sulle trote iwana e sul Seitai di Noguchi; conversazioni sugli insetti della pancia3Secondo la tradizione del *Hari-kiki gaki* (antico trattato di agopuntura risalente al 1568), i coaguli di *ki* nell’addome formano degli insetti (il *Hari-kiki gaki* ne elenca più di cinquanta!) che sono all’origine di numerose condizioni fisiche. Per questo in Giappone, quando si è arrabbiati, si dice: “Ho degli insetti nella pancia!”. e sulla Restaurazione Meiji4Hiroyuki Noguchi ha scritto sul ruolo “smantellatore” della Restaurazione Meiji in *L’idea del corpo nella cultura giapponese e suo smantellamento*.. E poi la selezione libraria di Zazahonhon (坐坐奔奔), la libreria-caffè inaugurata nel novembre 2025 all’interno dello stesso complesso. Tutto questo costituisce un insieme di “agganci” disposti con cura attorno all’essenza del Seitai di Noguchi. I visitatori si trovano inconsapevolmente attirati verso le profondità della riflessione di Haruchika Noguchi sulla ‘vita’. Shin’ya Noguchi definisce questo approccio far vedere i nodi [ 結び目 musubime: interconnessioni, collegamenti].
“Per esempio, se si dà una definizione dicendo: ‘il tuo braccio va da qui a qui’ o ‘la testa è questa’, il corpo si scompone in parti separate e smette di muoversi. Ma se si indica: ‘Ecco, qui c’è un’articolazione, cioè un nodo, allora le diverse parti del corpo — braccia, tronco, gambe — entrano in relazione le une con le altre e cominciano a muoversi spontaneamente, in modo coordinato. Il corpo umano è fatto così. Lo stesso vale per i luoghi.”
Non affrettare le conclusioni, non dare la risposta esatta, limitarsi a presentare dei “nodi”. È anche la riaffermazione di quell’attitudine all’attesa che l’educazione e i media contemporanei stanno perdendo. Non si tratta di fornire soluzioni immediatamente utili, ma di concepire un margine, un vuoto fertile in cui il corpo del fruitore reagisce spontaneamente e comincia a muoversi da sé: ecco il principio cardine dell’“arte dell’edizione” [編集術 henshū jutsu: tecnica, arte dell’edizione] secondo Shin’ya Noguchi.
Questo approccio concede ai visitatori la possibilità di “fraintendimenti creativi”. Un tempo, lo scrittore Kōsuke Gomi5Pseudonimo di Yasusuke Gomi (1921–1980), scrittore, rinomato critico musicale e recensore di impianti audio., ascoltando il sistema audio di Haruchika Noguchi, scoprì non solo un professionista del Seitai, ma un artista del suono, e lo rivelò al mondo. Forse è stato un malinteso, ma senza di esso la filosofia di Haruchika Noguchi non avrebbe magari potuto oltrepassare il ristretto ambito del mondo del Seitai, acquisendo poi una portata culturale più ampia. Zensei Shinsha sta cercando oggi di recuperare quella “ricchezza del malinteso”. Un luogo inteso come medium che non enuncia l’essenziale: qui ciascun visitatore, cogliendo gli agganci disseminati qua e là, comincia a editare [編集 henshū: modificare, trasformare] la propria storia personale.

La libreria-caffè Zazahonhon ha aperto i battenti in una sala in stile giapponese adiacente alla sala da musica, da cui è possibile ammirare il giardino della dimora attraverso la finestra. Sebbene si tratti di un progetto distinto da Zensei Shinsha, è stato concepito come un luogo in cui è possibile sperimentare concretamente il “nodo” che incarna il pensiero di Haruchika Noguchi attraverso il mezzo dei libri.

[fin de la partie 1]

Entretien : Shotaro Yamashita, Sho Kobayashi, Hidehiko Ebi
Texte : Shotaro Yamashita

Photographies : Kaori Nishida

la suite sera publiée au mois de novembre

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Notes

  • 1
    Shin-sha 新舎 significa lettéralmente nuova casa. (NdT) ↩︎
  • 2
    Nella famiglia Noguchi, Shin’ya N. è un figlio (non primogenito) di Hiroyuki N., a sua volta secondo figlio di Haruchika N. ↩︎
  • 3
    Secondo la tradizione del *Hari-kiki gaki* (antico trattato di agopuntura risalente al 1568), i coaguli di *ki* nell’addome formano degli insetti (il *Hari-kiki gaki* ne elenca più di cinquanta!) che sono all’origine di numerose condizioni fisiche. Per questo in Giappone, quando si è arrabbiati, si dice: “Ho degli insetti nella pancia!”. ↩︎
  • 4
    Hiroyuki Noguchi ha scritto sul ruolo “smantellatore” della Restaurazione Meiji in *L’idea del corpo nella cultura giapponese e suo smantellamento*. ↩︎
  • 5
    Pseudonimo di Yasusuke Gomi (1921–1980), scrittore, rinomato critico musicale e recensore di impianti audio. ↩︎

Noguchi – Chuang-Tzu #5

Testo di  Haruchika Noguchi a proposito del capitolo di Chuang-Tzu «Lo spirito di nutrire la vita» (V). Per leggere l’inizio :  https://www.ecole-itsuo-tsuda.org/it/noguchi-tchouang-tseu-1/

Fintanto che gli esseri umani vivono, a un certo punto moriranno. Questa affermazione è stata verificata per migliaia di anni, e quindi non è un malinteso. Le persone generalmente non accettano l’inconfutabile fatto che gli uomini muoiono, e mentre si avvicinano alla morte e sentono la morte nei loro cuori, si preoccupano e agiscono con impazienza, poiché non vogliono morire. Ma gli esseri umani sono creature che muoiono. Bach compose le Variazioni Goldberg per il sonno profondo di qualcuno, e questo pezzo dice continuamente che gli uomini sono mortali. La reiterazione è interessante perché è proprio come Bach stesso, che respirava tranquillamente e aveva uno stato di calma mentale.Bach non dice che la morte è piacevole, o bella, o triste, o dolce; né dice che è il passaggio a una nuova vita o all’eternità. Egli semplicemente afferma il duro fatto che gli esseri viventi muoiono. Il fatto che le persone muoiono è una cosa molto strana, ma è certo; e chiunque viva – non solo gli insonni – dovrebbe ascoltare quello che Bach ha reiterato di continuo. Solo le persone che conoscono la morte possono vivere la vita veramente. Rousseau disse che, per quanto a lungo vivano, le persone non vogliono morire perché vivono solo per il domani, e li derideva. Aveva ragione. Solo coloro che vivono in modo vitale hanno una morte calma. Il fatto che il pensiero di Chuang-Tzu sia giunto a questo punto mostrava che aveva un atteggiamento serio verso la vita. In quest’uomo che aveva osservato la morte e scritto: “Anche se c’è una fine al fatto che le dita mettono carburante sul fuoco, il fuoco dura e non ne conosciamo la fine” – in quest’uomo percepiamo la qualità di qualcuno che ha nutrito la vita.

Egli parla spesso del vero uomo: “Il vero uomo di un tempo non lottava contro la povertà. Se faceva bene, non ne era orgoglioso. Non pianificava in anticipo. Un uomo di questo tipo non aveva rimpianti anche se faceva un errore. Non era orgoglioso anche se riusciva in qualcosa. Scalava montagne senza paura, entrava nell’acqua senza bagnarsi, ed entrava nel fuoco senza sentire il calore. Ecco che cos’è la vita quando qualcuno è riuscito ad entrare nella strada della saggezza”. Egli ha anche scritto: “Il vero uomo di un tempo dormiva senza sognare, non aveva ansie da sveglio, era indifferente alle delizie del cibo, e il suo respiro era lento e profondo. Il respiro dell’uomo vero viene dai suoi talloni, mentre la gente comune respira dalla gola. Coloro che sono schiavi del mondo si strozzano con le loro parole come se stessero vomitando. In una persona i cui desideri sono profondi, il lavoro del cielo è futile.

“Il vero uomo di un tempo non sapeva né amare la vita né odiare la morte. Non sentiva alcuna gioia nel suo venire al mondo, non resisteva alla sua morte. Moriva compostamente e nasceva compostamente? Essendo così, la sua mente aveva dimenticato di pensare, il suo atteggiamento era tranquillo, la sua fronte era serena, aveva il fresco dell’autunno e il tepore della primavera, la sua gioia e rabbia si seguivano l’un l’altra naturalmente come le quattro stagioni. Si teneva in armonia con le cose, e non conosceva una fine.”

Chuang-Tzu sapeva cosa era una persona sana. Cercò sempre di vivere come una persona sana. Ecco perché, se si tagliasse via un pezzo di questo capitolo “Lo spirito di Nutrire la Vita”, con i suoi cinquecentocinquanta caratteri, un sangue rosso ne colerebbe.

Se quanto è stato detto qui può assestare un colpo che risveglia contro i vari metodi di igiene moderna e le varie regole di salute che sono state formulate da parte di coloro che conoscono solo i malati, per il bene dei malati e di quanti sono sulla strada di diventarlo, e per il loro bene soltanto, questo mi renderà felice.

(fine)

Traduzione della Scuola Itsuo Tsuda.

Noguchi – Chuang-Tzu #4

Testo di  Haruchika Noguchi a proposito del capitolo di Chuang-Tzu «Lo spirito di nutrire la vita» (IV). Per leggere l’inizio :  https://www.ecole-itsuo-tsuda.org/it/noguchi-tchouang-tseu-1/

Quando Kung Wen Hsien vide il Comandante dell’Esercito, disse sorpreso: “Mi chiedevo chi fosse, e sei tu. Quell’unico piede – è il lavoro dell’uomo o del Cielo?”

Il Comandante rispose: “Del Cielo, e non dell’uomo. Sostanzialmente, la forma di un uomo è determinata. Da questo, so che anche essere con una gamba sola è lavoro del cielo e non dell’uomo.”

Le parole del Comandante proseguirono con: “Un fagiano che vive in una palude cammina dieci passi per un becco pieno di cibo e cento passi per un sorso d’acqua, ma non vuole esser tenuto in una gabbia. Anche se lì un uccello può essere pieno di vitalità, non può godersi la sua vita.”

Chuang-Tzu ha rotto le varie gabbie che circondano le vite delle persone: l’attaccamento che viene dall’essere governati dalle cose che vi circondano, dal senso dei valori che va contro la vita, dalle filosofie parziali che ostacolano lo sviluppo della vita. Egli ci richiede di uscire da queste prigioni e trasmette lo spirito di prete Buddista di rinunciare al mondo liberandosi da tutti gli attaccamenti.

Ancora, Yun-men si domandava perché un prete dovesse mettersi la tonaca al suono della campana, quando il mondo, così pieno di splendori, è molto ampio; e c’è stato il pensatore Europeo che buttò via tutti i suoi libri ed averi.

“Le persone comuni respirano dalle loro gole. Coloro che sono schiavi del mondo strozzano le loro parole come se stessero vomitando? La vita umana – è nella sua essenza così torbida? Sono solo io che la vedo come torbida? E c’è qualcuno che non la vede come torbida?”

Non è perché le persone non comprendono il piacere che un fagiano ha dal camminare dieci passi per un becco pieno di cibo e cento passi per un sorso d’acqua? È perché i figli degli uomini non godono della sorte di non avere un luogo dove posare le loro teste?

Poiché la conoscenza passata è legata persino ad una singola azione come alzare una mano o dare un calcio con un piede, l’attività umana manca di vivacità. Poiché con ogni respiro inspirato ed espirato le persone vomitano gioia o rabbia o amore o odio, la vita umana manca di trasparenza.

Quando, non appena qualcuno spiega le proprie ali, se le ferisce, è perché è in una gabbia. Spiegare le proprie ali è la richiesta della vita. Fino a quando rimangono rattrappiti, senza spiegare le loro ali, gli esseri umani non diventano forti. Respirate ampiamente ed uscite dalla gabbia che vi impedisce di fare così. Liberatevi dal peso del dovere e agite vivacemente. Ecco cos’è nutrire la vita. Chuang-Tzu non ha mai smesso di sperare che gli esseri umani vivessero attivamente senza essere ostacolati da nulla.

“La vita sorge dalla morte e la morte dalla vita. Quello che nasce muore, quello che cessa di esistere torna in vita.” Per quanto riguarda il pensiero di Chuang-Tzu sul problema di cosa succede dopo la morte, egli non credeva né nell’immortalità dell’anima, né nella vita eterna. “A un certo momento, potrei diventare un gallo? o un proiettile? o un insetto.” Nell’unico mondo reale non c’è altro che la continuazione dell’incessante cambiamento come varie forme di vita si disperdono e riuniscono.

L’ultima frase del capitolo “Lo Spirito di Nutrire la Vita” dice: “Anche se c’è una fine alle dita che mettono benzina sul fuoco, il fuoco dura e non ne conosciamo la fine.” Queste parole dovrebbero essere intese alla luce di quanto è appena stato detto. Chuang-Tzu sottolinea la continuità e il flusso della vita, concepita come fuoco, non considerando neanche per un istante l’idea di un’opposizione fra mente e corpo.

È un fatto particolarmente interessante che questo capitolo finisca affrontando la questione della morte.

(continua)

Traduzione della Scuola Itsuo Tsuda.

Noguchi – Chuang-Tzu #3

Testo di  Haruchika Noguchi a proposito del capitolo di Chuang-Tzu «Lo spirito di nutrire la vita» (III). Per leggere l’inizio :  https://www.ecole-itsuo-tsuda.org/it/noguchi-tchouang-tseu-1/

Vivere è una questione più importante che pensare. Essere vivi non è un mezzo, ma un fine. Così la vita dovrebbe essere portata avanti naturalmente solo con lo scopo di mantenere la vita: un’inspirazione, un’espirazione, un’alzata di mano, un movimento della gamba – tutti questi dovrebbero essere per il nutrimento della vita. Pertanto stare semplicemente in salute è una cosa molto preziosa. Zensei, vale a dire, “Una vita piena”, non è altro che la strada che gli uomini seguono, ed è la strada della natura. Vivere pienamente la vita che ci è data in pace di spirito non è a favore di un contenuto spirituale, ma è ciò che avrebbe già dovuto essere realizzato prima di ogni altra cosa. Dobbiamo vivere in modo vitale la vita umana, che è salute. Vivere sempre allegramente e felicemente – questo è sempre stato quello che è il vero valore per gli esseri umani.Gli esseri umani vivono perché sono nati, e poiché vivono, mangiano e dormono. Sono nati come risultato di un’esigenza naturale, e vivono come risultato della stessa esigenza. Vivere è naturale. E così anche morire è naturale. Per gli esseri umani portare a compimento la vita che è data loro viene prima di tutto. Ma questo non significa affatto essere attaccati alla vita. Chuang-Tzu disprezzava qualsiasi brama per cose particolari. Per lui, il sorgere di qualsiasi attaccamento è allo stesso tempo un allontanamento dalla via. Così egli parla di nutrire la vita e di mantenere il corpo in modo che il momento presente che è dato, proprio perché è il momento presente, possa essere usato pienamente, e certamente non perché la cosa data è la vita.

Chuang-Tzu ha visto come un tutto unico i contrari di bene e male, di bellezza e bruttezza, e dell’utile e dell’inutile, e per lui la vita e la morte erano anche un tutto unico, quello che nasce muore e quello che cessa di esistere torna in vita. “La vita sorge dalla morte e la morte sorge dalla vita,” ha scritto.

Quando Tsu-Yu contrasse una malattia paralizzante, Tsu-Szu andò a trovarlo e chiese: “Pensi che il tuo destino sia spiacevole?” La risposta di Tsu-Yu fu sorprendente:

“Perché dovrei trovarlo spiacevole? Se si sono prodotti dei cambiamenti e il mio braccio sinistro si trasforma in un gallo, lo userò per annunciare l’alba. Se la mia spalla destra è trasformata in un proiettile, la userò per abbattere un piccione da arrostire. Se i miei glutei diventano ruote di carro e il mio spirito un cavallo, cavalcherò con loro. Allora non avrei bisogno di altro veicolo che me stesso – sarebbe meraviglioso!”

“Il tempo non cessa nemmeno per un istante, e se è destino per un essere umano nascere, allora è naturale che la forma vivente debba essere persa. Se sei felice con il flusso del tempo e in armonia con l’ordine delle cose, allora non vi è alcuna gioia o dolore particolare. Questo è quello che gli antichi chiamavano “liberazione dalla schiavitù”. Tu metti un cappio intorno al collo e non riesci a toglierlo; questo è perché esso è legato dalla mente che pensa in termini di giusto e sbagliato e buono e cattivo. Nulla può superare il paradiso. Nulla viene dall’odiare il paradiso.”

Il punto di vista di Chuang-Tzu sul nutrire la vita è chiaro nelle parole che vengono dal passaggio in cui Kung Wen Hsien parla al Comandante dell’Esercito: “Il lavoro dell’uomo è comunque il lavoro della natura”. Questa è la strada che lui percorre. All’interno della sua attitudine – che qualsiasi cosa accada, è appropriata, e che quando qualcosa accade, vai avanti e affermi la realtà – non vi è nessuna traccia della rassegnazione che si trova nel sottostare al destino. La sua affermazione della realtà non è altro che l’affermazione della realtà. La dignità dell’uomo è espressa unicamente dalle parole di Lin Chi: “Ovunque tu sia, sii padrone”.

Dal punto di vista di Chuang-Tzu, la sicurezza della gabbia per uccelli non è meglio che l’essere inconsapevolmente addormentati. Egli sente la vitalità della vita solo fintanto che l’esistenza è senza costrizioni.

(continua)

Traduzione della Scuola Itsuo Tsuda.

immagine : Chuang Tzu. Lu Chih (1496-1576)

Noguchi – Chuang-Tzu #2

Testo di Haruchika Noguchi a proposito del capitolo di Chuang-Tzu «Lo spirito di nutrire la vita» (II). Per leggere l’inizio :  https://www.ecole-itsuo-tsuda.org/it/noguchi-tchouang-tseu-1/

Zhuangzi«Nel fare ciò che è considerato buono, evita la fama; nel fare ciò che è considerato sbagliato, evita le sanzioni; rendilo un principio per mantenere una via di mezzo, e preserverai il tuo corpo, soddisferai la tua vita, sosterrai i tuoi genitori e vivrai il tuo arco naturale di vita.»

Lette ed accettate per quello che sono, queste parole sono i principi della salute. Sento in loro, vicino a me, la forza dello spirito umano.

Quando il re di So sentì dell’intelligenza di Chuang-Tzu, mandò, con una grande dimostrazione di cortesia, dei funzionari da Chuang-Tzu, chiedendogli di diventare primo ministro; ma Chaung-Tzu rise e osservò che diecimila pezzi d’oro erano una grande somma e una posizione da primo ministro era molto elevata. Ma chiese ai funzionari se avessero mai visto un toro sacrificale addobbato per la festa. Questo toro, disse, è ingrassato con vari cibi nutrienti per l’occasione, adornato con bellissima stoffa, e condotto nella stanza degli dei. Per quanto il toro voglia essere soltanto un toro in questo momento, non può. Disse ai funzionari di partire senza fare storie e di non macchiare la sua vita, e disse che semplicemente voleva essere felice nella propria misera situazione. Parole come queste sono davvero tipiche di Chuang-Tzu, ed ancora suscitano un sorriso dopo duemila anni.

Alla fine giusto e sbagliato e lode e biasimo sono una cosa sola, Chuang-Tzu ha detto “La distinzione delle cose implica la definizione. La definizione implica la disgregazione. Con le cose, non c’è né definizione né disgregazione, solo unità. Solo il vero saggio sa che tutto è uno.” In questo modo, Chuang-Tzu ha distrutto il mondo degli opposti e l’ha frantumato. Ecco perché diceva senza preoccuparsi, “Nel fare ciò che è considerato buono, evita la fama; nel fare ciò che è considerato sbagliato, evita le sanzioni”.

Quando qualcuno dorme sul terreno umido, la forza lo abbandona e sviluppa i reumatismi. Metti un’anguilla in cima ad un albero, e lei trema di paura; fai lo stesso con una scimmia, e questo non accade. “Tra questi tre, c’è qualcuno che non conosce qual è il posto adatto per la sua vita?

“L’essere umano mangia il maiale, ai cervi piace l’erba, il millepiedi trova i vermi deliziosi, il corvo si delizia di ratti.” Tra questi quattro, c’è qualcuno che non sa cosa gli piace mangiare?

“Il maschio della scimmia prende la femmina tra le sua braccia, il cervo si accoppia con la cerva, l’anguilla gioca col pesce. Mao Chiang e Li Chi erano considerate le più belle donne di questo mondo, ma alla loro vista, il pesce si tuffò in profondità, gli uccelli volarono alto nel cielo ed il cervo fuggì. Chi di questi non conosce il proprio oggetto dei desideri?

Rimanere al di là del bene e del male e fondersi con la natura di tutte le cose: questo è il segreto del coltivare la vita di Chuang-Tzu.

Inseguire una vita sana e fuggire per evitarne una malsana ti rende solamente irritabile e preoccupato. Essere orgogliosi dei propri talenti e desiderare essere primo nel mondo in qualcosa significa aver dimenticato il principio più importante del coltivare la vita. Un grande albero è rovesciato dal vento; l’alto rango di un ministro attrae l’invidia delle masse, ma per la persona che si è liberata da ogni vincolo e gode di una vita di libertà, un ministro, anche se ha un rango elevato e riceve un alto salario, non è più di un sandalo rotto.

“Un fagiano che vive in una palude cammina dieci passi per un becco pieno di cibo e cento passi per un sorso d’acqua, ma non vuole esser tenuto in una gabbia”.

Chuang-Tzu insegna che non c’è bisogno di essere super pedanti riguardo a una vita “salubre” o “non salubre” e agitarsi. Insegna che si respira tranquillamente e si segue disinteressatamente e con calma le richieste del corpo, e che questa è l’essenza per preservare la vita e vivere pienamente.

Come possiamo essere all’altezza di questo? Adottiamo l’attitudine di qualcuno che vede un fuoco dall’altra parte del fiume ed incrocia le braccia? O c’è qualcosa di più che può esser fatto, qualcosa di positivo?

Il cuoco del principe Wen Hui disse, “Io maneggio le cose con lo spirito e non con l’occhio. Quando i sensi smettono di funzionare, lo spirito guida.” Questo è allontanarsi dalle apparenze e dimenticarle subito; essenzialmente è la stessa cosa che diceva il prete zen Lin Chi, “la mente non differisce dalla mente”.

Allora, in tutto questo non c’è nulla ma il dispiegarsi di un puro atto, e questo, fondamentalmente, è ciò che è sostenuto nell’adagio del maestro di spada: “Dimentica le tue abilità ed il tuo avversario; lascialo tagliare in superficie, mentre tu incidi la sua carne; solo se ti abbandoni alla piena puoi raggiungere le acque poco profonde.”

Non possiamo dire che nel modo in cui l’arte di uccidere conduce alla strada della sincerità, sia nascosta la strada per coltivare la vita? Sconfiggere l’attaccamento alle cose, il rispetto delle regole e la paura della morte, e rendere lo spirito libero vi consente di utilizzare la spada liberamente nel mondo dell’uomo di spada senza danneggiare nulla, e nel mondo comune vi permette di imboccare la via per coltivare la vita e di favorire l’essenza della vita. Sospetto che Wen Hui abbia imparato dalle parole del suo cuoco che è seguendo la natura delle cose che si coltiva la vita; la cosa importante è che abbia riconosciuto che il coltello del cuoco si muoveva senza l’intervento del sé,  senza che la sua lama fosse rovinata. Ad un sacerdote Zen è stato chiesto: “Tu vieni e vai, vieni e vai. Cosa intendi con questo?” “Consumo la suola delle scarpe senza scopo”, rispose.

(continua)

Traduzione della Scuola Itsuo Tsuda.

Noguchi – Chuang-Tzu #1

Testo di Haruchika Noguchi circa il capitolo di Chuang-Tzu «Lo spirito di nutrire la vita» (I).

Il capitolo di Chuang-Tzu «Lo spirito di nutrire la vita» è un’esposizione del modo di coltivare lo spirito della vita, vale a dire, di tutto l’essere. Ciononostante, anche leggendo i primi due caratteri cinesi nel modo abituale, si può pensare che il titolo significhi qualcosa del tipo «le regole per rimanere in salute», il risultato è molto interessante. Finora, per quanto riguarda le regole per rimanere in salute o le regole dell’igiene, le sole cose che sono state predicate sono «tratta la vita come preziosa» e «stai attento», e non si è stati in grado di sentire, anche solo un po’, l’attività vitale della vita in queste prediche. Forse perchè in esse manca un qualsiasi elemento di Chuang-Tzu.

Guarderò a «Lo spirito di nutrire la vita» non come a un mezzo per lo sviluppo spirituale, ma come ad una delle scienze della salute, e spero di essere in grado di distinguere ciò che è nascosto al suo interno: i veri tratti della vita, che è esuberante e positiva.

Chuang-Tzu comincia il suo capitolo con le parole: « Le nostre vite sono limitate, la conoscenza è illimitata. È pericoloso per ciò che è limitato seguire ciò che è illimitato. Ed è più pericoloso applicare la conoscenza. »

Piuttosto che usare la conoscenza per fare sette buchi nell’Informe (come nella parabola con cui si conclude il settimo capitolo [2]), Chuang-Tzu ha voluto rimanere nel nulla indifferenziato, ed ha insegnato che gli umani dovrebbero rimanere all’interno di questo.

Le nostre vite sono limitate, non ci sono limiti ai «si dovrebbe» e «non si dovrebbe», e se, possedendo limiti, si provassero a rispettare gli illimitati «si dovrebbe» e «non si dovrebbe», si rimarrebbe solo con l’ansia di non essere in grado di rispettarli. Tuttavia, la gente persegue ancora i  «si dovrebbe» e «non si dovrebbe». E la loro ansia aumenta.

La via dell’igiene è perseguita con il solo risultato che i «si dovrebbe» e «non si dovrebbe» sono moltiplicati; i «si dovrebbe» e «non si dovrebbe» a cui la gente deve dare ascolto si moltiplicano sempre più; e poi l’ansia di seguire queste regole unita alla paura di non essere in grado di farlo rende le persone ancor più timorose e deboli di spirito, e l’altro lato della medaglia è che l’ansia e la paura aumentano i poteri di agenti patogeni e di cattiva salute.

 Noguchi Haruchika. Foto da http://noguchi-haruchika.com
Noguchi Haruchika. Foto da http://noguchi-haruchika.com

Separata dal significato fondamentale del valorizzare la vita, l’igiene cerca solo di evitare la malattia, di stare lontano da cose nocive, di scappare dalle cose temute; e così diventa difficile per le persone vivere in modo vitale. Mangiare tutto ciò che si può, dormire quanto si vuole, risparmiare a se stessi i problemi il più possibile, riposare il più possibile, prendere molte medicine, evitare il caldo e odiare il freddo, vestire con più abiti del necessario, e vivere in modo sicuro con questi mezzi – possiamo chiamare questo salute? Dovremmo chiamare questi mezzi, per cui gli esseri umani hanno utilizzato ogni parte del proprio sapere, igiene?

Che forza c’è in un’enumerazione di forme? Si vizia solo lo spirito umano. Non fa solo appassire la vita?

Vivere in modo sano e vitale significa non essere intimoriti dal freddo, dal caldo, dal vento o dall’umidità, lavorare senza affaticarsi, dormire senza sognare, trovare tutto ciò che si mangia delizioso, e sempre godere della vita; non significa non ammalarsi. Non ammalarsi non dovrebbe essere uno scopo, ma un risultato. La gente in salute non è spaventata dalla malattia, e quando ne ha una l’attraversa in maniera splendida, diventando sempre più vitale e piena di vita; e non c’è bisogno di leggere dell’esperienza di Nietzsche per capire questo. Quando i « si dovrebbe » e i « si deve » controllano l’attività umana, allora gli esseri umani hanno già forgiato le catene per se stessi. La conoscenza è un’arma per gli esseri umani, ed un potere per realizzare le loro intenzioni. Ma quando la conoscenza è accumulata e la libertà dell’essere umano è ristretta, le persone diventano incapaci di vivere in modo vitale a causa dei « si dovrebbe » e « non si dovrebbe », come le corna di un cervo diventano un ostacolo per lui. E poi non c’è niente di meglio di diventare liberi tagliando questa conoscenza e gettandola via.

Quando vuoi mangiare, mangia; quando vuoi dormire, dormi; quando vuoi lavorare, lavora. Non è questione di dover mangiare, non è questione di dover dormire, non è questione di lavorare perchè devi. Tanto meno si tratta di una questione di mangiare, dormire o lavorare perchè è ciò che dice l’orologio. Non è una questione di vivere la vita di domani conformemente alla conoscenza di ieri. Domani è l’apertura al nuovo sulla base dell’esperienza di domani. La conoscenza passata, le catene abituali – separatevi da queste cose e vivete in modo vitale. L’attività vitale della vita che è sempre rinnovata appartiene alla persona che vive sempre in modo libero da restrizioni.

(continua)

Traduzione della Scuola Itsuo Tsuda

Note :

1. Nella traduzione italiana Zhuang-zi [Chuang-tzu], Adelphi Edizioni, viene tradotto con  Indistinzione.

2. “Il sovrano del Mare del Sud aveva nome Rapidità, il sovrano del Mare del Nord aveva nome Improvviso, il sovrano del centro aveva nome Indistinzione. Rapidità e Improvviso si erano incontrati, un giorno, nel paese di Indistinzione che li aveva trattati con grande benevolenza. Rapidità e Improvviso vollero ricompensare la sua accoglienza e si dissero: «L’uomo possiede sette orifizi che gli servono a vedere, a ascoltare, a mangiare,a respirare. Indistinzione non ne ha alcuno. Proviamo a fargli dei buchi». Si misero all’opera e gli praticarono un orifizio al giorno. Il settimo giorno Indistinzione morì.” Zhuang-zi [Chuang-tzu], Adelphi Edizioni, a cura di Liou Kia-hway, cap.VII, pag. 74-75

prima immagine : Illustrazione: Chuang-Tzu e una rana. Autore sconosciuto.

Kokoro

Testo di Haruchika Noguchi, fondatore del Seitai e del Katsugen undo.

Guillemet

Il kokoro che risiede nel più profondo dell’uomo possiede delle facoltà inestimabili; le sue possibilità sono tanto illimitate e inesauribili che, se si unifica il ki e lo si concentra tutto in esso, non ci si ritroverà mai incapaci o impotenti. Tutto cambia, e non solamente il corpo, quando il ki si centra e si concentra nel kokoro. Coloro che lo mettono in pratica mi commentano in seguito i cambiamenti vissuti.

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Haruhika Noguchi Photo : Seitai Kyokaï

Molti associano la parola kokoro alla volontà, ma questa, di fatto, non possiede virtù proprie; invece, al posto di pretendere di riuscire qualcosa a forza di volontà, se visualizziamo semplicemente che ci arriveremo, il nostro desiderio diverrà realtà. Chiunque sa utilizzare il proprio kokoro vedrà la realizzazione dei propri desideri.

Dalla notte dei tempi ad oggi l’essere umano ha inventato un numero incalcolabile di cose. Ecco qui una tavola. Questa non esiste da sempre, è nata dall’uso della visualizzazione. La visualizzazione precede sempre ciò che esiste; solo dopo interviene la parola. Se noi procediamo in questo stesso ordine, passo passo, senza deviare e con fermezza, il nostro desiderio si realizzerà. Allora i diversi mondi attraverso i quali evolve l’Umanità si amplieranno ulteriormente. L’uomo è così.

Chiunque non sente più emergere il desiderio nel proprio kokoro è vicino alla fine; anche se si mantiene in vita è già a metà morto. Chiunque non sperimenta più dei nuovi desideri diventa vile e manca di slancio. Se tutti realizzassero che grazie al kokoro si aprono dei nuovi cammini nella vita, se si moltiplicassero coloro che lo sanno, io proverei una grande gioia.

Ultimamente osservo gli occhi dei bambini dell’asilo: quanti hanno già perso la loro fiamma! E lo constato ancora di più tra i bambini delle elementari. Questo è dovuto, credo, al fatto che siano già condizionati dall’istruzione ricevuta, hanno perso la motivazione, hanno già ucciso il loro desiderio. Che peccato. Se tutti noi collaborassimo a creare un mondo in cui brillino gli occhi di tutti i bambini e dei giovani, e in cui anche s’illuminassero tanto i nostri quanto quelli di coloro che ci circondano, allora il mondo evolverebbe più vivo e più gioioso.”

Testo preso dalla rivista Zensei (Barcellona) n° 28, (1° trimestre 1982) Tradotto dallo spagnolo in francese ed italiano dalla Scuola Itsuo Tsuda

Titolo in spagnolo: EL CORAZON

Autore Haruchika Noguchi

© Seitai Kyokai, Zensei,1-9-7 Seta, Setagaya-Ku, Tokyo, Japon

Haruchika Noguchi

Nacque a Ueno, quartiere di Tokyo, nel settembre 1911. Tutto cominciò all’età di tre o quattro anni quando si stupì di aver alleviato il mal di denti a qualcuno semplicemente posandovi le mani: era un bambino, le sue mani andavano verso il bersaglio, senza rendersi conto di ciò che faceva. Il suo primo exploit lo compì a dodici anni, quando procurò la guarigione dei suoi vicini che soffrivano di dissenteria, dopo il grande terremoto che colpì la regione di Tokyo nel 1923. A quest’età cominciò a ricevere persone che gli domandavano di esser curate. All’epoca non aveva alcuna conoscenza, nemmeno elementare, di anatomia e di medicina. Adolescente, cominciò a prendere coscienza delle conseguenze dei suoi atti. All’inizio credeva, come accade a quasi tutti i guaritori, di avere un potere eccezionale, che solo lui possedeva. In questo trovò la propria vocazione, ma non si fermò a questo stadio e continuò. Da autodidatta studiò tutti i metodi terapeutici orientali ed occidentali. A quindici anni aprì un dojo a Iriya. A diciassette anni formulò Precetti della vita piena (Zensei Kun), che permettono di comprendere meglio il suo pen­siero. Nel 1930 scrisse Riflessione sulla vita integrale, testo sorprendente per un giovane che aveva allora solo diciannove anni.

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