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Superficialità o approfondimento

In questo articolo, a partire da un tema tratto dall’I-Ching (esagramma Tsing = Il pozzo),Régis Soavi Sensei ci parla delle pratiche dell’Aikido e del Movimento Rigeneratore come strumenti di ricerca e approfondimento di sé.Il dojo è, per essenza, il pozzo dove vengono a nutrirsi i praticanti di arti marziali alla ricerca della Via, del Tao. All’opposto del ring o della palestra, offre un luogo di pace necessario, se non addirittura indispensabile, per l’approfondimento dei valori umani.Leggi tutto : http://www.scuoladellarespirazione.org/superficialita-o-approfondimento/

Seitai

I principi Seitai, che si possono perfino assumere la qualifica di “filosofia Seitai” – modo di vedere, di pensare il mondo – furono elaborati da Haruchika Noguchi (1911-1976) nella prima metà del ventesimo secolo. Per riassumere brevemente (!), il Seitai è un “metodo” o una “filosofia” che include il Seitai soho, i Taiso, il Katsugen undo, il Katsugen soho, e il Yukiho. Pratiche che si completano, si interpenetrano, e costituiscono la vastità del pensiero Seitai di Haruchika Noguchi. Si può anche citare lo studio dei Taiheki (tendenze posturali), l’utilizzo del bagno caldo, l’educazione del subconscio, l’importanza della nascita, della malattia e della morte…Un’arte di vivere dall’inizio alla fine.

Oggi purtroppo il termine “Seitai” è abusato e designa tutto e il contrario di tutto. Alcuni operatori in terapie manuali si richiamano troppo facilmente al Seitai (Tsuda diceva che ci volevano vent’anni per formare un tecnico seitai!). Quanto ai ciarlatani che propongono di trasformarvi in qualche seduta? non ne parliamo neanche! L’ampiezza dell’arte di vivere, la comprensione globale dell’Uomo nel Seitai sembrano molto lontane. Se resta solo una tecnica da applicare ai pazienti, l’essenziale è perso. Se del Katsugen undo resta solo un momento per “ricaricarsi”, l’essenziale è perso.

Haruchika Noguchi e Itsuo Tsuda andarono entrambi ben oltre nella loro comprensione dell’Uomo. E i semi che hanno seminato, gli indizi che hanno lasciato affinché gli esseri umani potessero evolvere, sono importanti. Si può dunque parlare di una via, di Seitai-d?1? Poiché si tratta di un cambiamento di punto di vista radicale, di uno sconvolgimento, di un orizzonte totalmente differente che si apre.

Riprendiamo il filo della storia…

L’incontro con Haruchika Noguchi: l’individuo nella sua totalità

Itsuo Tsuda incontrò Haruchika Noguchi intorno al 1950. È l’approccio all’essere umano come proposto nel Seitai che l’interessò immediatamente. L’acutezza di osservazione degli individui presi nella loro globalità/complessità indivisibile che Itsuo Tsuda scoprì in Noguchi s’inscriveva nella prosecuzione di ciò che aveva attirato l’interesse di Tsuda in occasione dei suoi studi in Francia presso Marcel Mauss (antropologo) e Marcel Granet (sinologo). Itsuo Tsuda cominciò allora a seguire l’insegnamento di Noguchi e lo fece per più di vent’anni. Ricevette il sesto dan di Seitai.

«Il Maestro Noguchi mi ha permesso di osservare le cose in un modo molto concreto. Attraverso queste manifestazioni di ogni individuo è possibile vedere quello che agisce all’interno. È un approccio completamente diverso dall’approccio analitico: la testa, il cuore, gli organi digestivi, ognuno li considera secondo la sua specializzazione e poi, il corpo da una parte, il lato psicologico dall’altra, non è così? Ebbene, egli ha permesso di vedere l’uomo, cioè l’individuo concreto nella sua totalità.»1

La malattia concepita come un fattore di equilibrio

Tanto più che è precisamente negli anni cinquanta che Haruchika Noguchi, il quale aveva scoperto molto presto le sue capacità di guaritore, decise di rinunciare alla terapeutica. Creò allora la nozione di Seitai, cioè di “terreno normalizzato”.

«La parola ‘terreno’ intesa come l’insieme che costituisce l’individuo, il lato psichico e quello fisico insieme, mentre in Occidente si divide sempre in psichico, e poi fisico.»2

Il cambiamento di ottica di fronte alla malattia fu decisivo in questo riorientamento di Noguchi.

«La malattia è una cosa naturale, è uno sforzo dell’organismo che tenta di recuperare l’equilibrio perduto. [?] E’ bene che la malattia esista, ma bisogna che gli uomini si liberino dal suo assoggettamento, dalla sua schiavitù. È così che Noguchi è arrivato a concepire la nozione di Seitai, la normalizzazione del terreno, se si vuole. Non ci si occupa delle malattie, è inutile guarire. Se si normalizza il terreno, le malattie spariscono da sole. E inoltre, si diventa più vigorosi di prima. Addio alla terapeutica. Finita la lotta contro le malattie.»3

Yuki. Itsuo Tsuda. Foto di Eva Rodgold©
Yuki. Itsuo Tsuda. Foto di Eva Rodgold©
Un cammino verso l’autonomia

L’abbandono della terapeutica va anche di pari passo con il desiderio di uscire dai rapporti di dipendenza che legano il paziente al terapeuta. Noguchi desiderava permettere agli individui la presa di coscienza delle loro capacità ignorate, risvegliarli al pieno sviluppo del loro essere. Durante i vent’anni in cui i due uomini si sono frequentati, passarono lunghi momenti a parlare di filosofia, arte, ecc., e Noguchi trovò di cosa nutrire e allargare le sue osservazioni e riflessioni personali nella vasta cultura dell’intellettuale che era Itsuo Tsuda. Si costruì così tra loro un rapporto di arricchimento reciproco.

Itsuo Tsuda fu redattore della rivista Zensei, pubblicata dall’Istituto Seitai e partecipò attivamente agli studi condotti da Noguchi sui Taiheki, “tendenze posturali”. Come riporta un testo di Haruchika Noguchi pubblicato nella rivista Zensei del gennaio 1978, fu Itsuo Tsuda che avanzò l’ipotesi – validata da Noguchi – che il tipo nove, “bacino chiuso”, fosse l’archetipo dell’essere primitivo.4

La messa a punto del Katsugen undo da parte di Noguchi interessò particolarmente Itsuo Tsuda, che colse immediatamente l’importanza di questo strumento, in particolare per quanto riguarda la possibilità di permettere agli individui di ritrovare la loro autonomia, di non aver più bisogno di dipendere da nessuno specialista. Pur avendo coscienza e ammirando la precisione la portata profonda della tecnica del Seitai soho, Tsuda considerò che la diffusione del Katsugen undo fosse più importante dell’insegnamento della tecnica. Fu così che per sua iniziativa in Giappone si costituirono un po’ dappertutto dei gruppi di Movimento rigeneratore (Katsugen kai).

Conferenza d'Itsuo Tsuda. Foto di Eva Rodgold©
Conferenza d’Itsuo Tsuda. Foto di Eva Rodgold©

Itsuo Tsuda ha privilegiato la diffusione del Katsugen undo in Europa come porta d’entrata verso il Seitai.

Oggi, anche in Giappone, il Seitai soho ha preso un orientamento che lo avvicina a una terapia. Un problema: una tecnica da applicare. Il Katsugen undo diventa una specie di ginnastica “light” di benessere, di distensione. Si è lontani dal risveglio dell’essere vivente, della capacità autonoma del corpo di reagire a cui si fa riferimento nel Seitai di Haruchika Noguchi.

L’esercizio di yuki, alfa e omega del Seitai, si pratica ad ogni seduta di Katsugen undo. Così, benché Tsuda non abbia insegnato la tecnica del Seitai soho, ne ha trasmesso l’essenza, l’atto più semplice, questa “non tecnica” che è yuki. Quella che ci serve tutti i giorni, quella che sensibilizza progressivamente le mani, il corpo. Questa sensazione fisica, reale, sperimentabile da tutti, è oggi troppo spesso considerata come una tecnica speciale, riservata ad un’élite. Si dimentica che è un atto umano ed istintivo. Anche la pratica del Katsugen undo mutuale (con un partner) si perde, persino nei gruppi che hanno seguito l’insegnamento di Tsuda. Che peccato! Perché attraverso yuki e il Katsugen undo, il corpo riscopre le sensazioni, quelle che non passano per l’analisi mentale. Questo dialogo nel silenzio, che ci fa scoprire l’altro dall’interno e che ci riporta dunque a noi stessi, al nostro essere interiore. Yuki e Katsugen undo sono per noi strumenti indispensabili, raccomandati da Haruchika Noguchi, per avviarci verso un “terreno normale”.

Ma il tempo passa e le cose si deformano, così come le parole di saggezza di alcuni diventano oppressioni religiose… Poco a poco il Katsugen undo non è niente di più che un momento per “ricaricarsi”, distendersi e soprattutto per non cambiare niente della propria vita, della propria stabilità. Il Seitai, un metodo per dimagrire dopo il parto… Mentre si tratta di un orientamento della vita, di un pensiero globale. Il passo immenso che fece Haruchika Noguchi uscendo dall’idea della terapeutica è un grande passo avanti nella storia dell’umanità. La comprensione globale dell’individuo, la sensibilità al ki, ritrovare sufficientemente sensibilità, centro di se stessi, per ascoltare il proprio corpo e agire liberamente.

Non si tratta neanche di opposizione tra metodi, teorie, culture. Si tratta puramente e semplicemente di evoluzione dell’umanità.

Manon SoaviNote:1)  Itsuo Tsuda, Intervista a France Culture, il Maestro Tsuda spiega il Movimento rigeneratore, emissione N° 3, primi anni 80.2) Itsuo Tsuda, Intervista a France Culture, op. cit., puntata N° 4, primi anni 80.3) Itsuo Tsuda, Il Dialogo del Silenzio4)  Sui Taiheki, consultare Itsuo Tsuda, Il Non-Fare, Yume Editions, (2014)

Seitai e vita quotidiana #4

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Buongiorno Malattia #2

Seguito dell’Intervista a Régis Soavi sul Katsugen Undo (o Movimento rigeneratore), una pratica elaborata da Haruchika Noguchi e diffusa in Europa da Itsuo Tsuda: articolo di Monica Rossi pubblicato sulla rivista « Arti d’Oriente » (num. 4 / maggio 2000).

per leggere la parte 1 –> https://www.ecole-itsuo-tsuda.org/it/bonjour-maladie/

Partita #2

-Come si può definire yuki?

– Far passare il ki.

-Come avviene che yuki aiuti ad attivare il movimento?

– Aiuta nella misura in cui sono stati fatti i tre esercizi, oppure gli esercizi per il movimento mutuale (l’attivazione attraverso i secondi punti della testa); questo è un altro modo di attivare il movimento. Yuki aiuta perché attiva; è molto importante per me dire che il yuki è fondamentalmente diverso da ciò di cui in genere si sente parlare, perché quando si fa yuki si ha la testa vuota, non si guarisce nessuno, non si cerca alcunché; si è solamente concentrati in questo atto. Non ci sono intenzioni e questo è fondamentale. Nello statuto del dojo, d’altra parte, è scritto che pratichiamo “senza scopo”.

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Buongiorno Malattia #1

Intervista a Régis Soavi sul Katsugen Undo (o Movimento rigeneratore), una pratica elaborata da Haruchika Noguchi e diffusa in Europa da Itsuo Tsuda: articolo di Monica Rossi pubblicato sulla rivista “Arti d’Oriente” (num. 4 / maggio 2000).

” Dopo aver letto i libri di Itsuo Tsuda (1914-1984), affascinata dalle sue argomentazioni che spaziano liberamente tra l’Aikido, i bambini e il modo in cui nascono, le malattie e i ricordi di Ueshiba Morihei e di Haruchika Noguchi, volevo saperne di più: mi era rimasta la sensazione che qualcosa mi sfuggisse.

Ho cominciato la mia investigazione su cosa consistesse effettivamente questo Movimento rigeneratore (katsugen undo) di cui parla Tsuda, un movimento spontaneo del corpo che sembra poterlo rimettere in equilibrio senza aver bisogno di intossicarlo con le medicine. Concetto antico, ma tuttora rivoluzionario, soprattutto nella nostra società. Non sono riuscita a ottenere risposte soddisfacenti alle mie domande: chi aveva praticato il Movimento rigeneratore non riusciva a descrivermi che cosa fosse; la risposta era sempre: « devi provare per capire; e la prima volta rimarrai sicuramente un po’ scossa ». Così mi sono decisa. La scuola che fa riferimento agli insegnamenti di Itsuo Tsuda è a Milano la Scuola della Respirazione. Lì si praticano Aikido e Movimento rigeneratore (in sedute separate). Per poter frequentare le sedute di movimento, però, bisogna prima frequentare uno stage condotto da Régis Soavi, che ha portato avanti il lavoro di Tsuda in Europa, durante un week-end.Regis Soavi en conférence

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Lettere inedite #2

Seguito della corrispondenza di Itsuo Tsuda di cui pubblichiamo qualche lettera, con la gentile autorizzazione del signor e della signora Bel. Il link per leggere la prima lettera.Itsuo Tsuda au dojo, Paris

Si tratta qui delle risposte date da Itsuo Tsuda, tra il 1972 e il 1979, a una giovane coppia che comincia a praticare il movimento rigeneratore. Seguiremo così in queste lettere il loro desiderio di far conoscere, attorno a loro, nella loro città, questa scoperta.

Questa lettera faceva seguito a una lettera nella quale raccontavamo a Itsuo Tsuda del nostro soggiorno a Saanen nel mese di luglio, nel corso del quale abbiamo fatto praticare il movimento rigeneratore a un gruppo di persone- tra cui molti allievi di Yvon Achard, insegnante di yoga a Grenoble. La reazione del gruppo era stata entusiasta. La riflessione di Itsuo Tsuda sulla tendenza degli occidentali a mischiare tutto ci ha indotto a una grande prudenza. Abbiamo avuto cura di non utilizzare mai questo termine anche se le nostre sedute erano assolutamente identiche a quelle organizzate da Katsugen-kai. È anche in quel periodo che abbiamo preso la decisione di non accettare mai soldi dai partecipanti: “in famiglia e tra amici”? Andréine BelLeggere di più

Haruchika Noguchi

Nacque a Ueno, quartiere di Tokyo, nel settembre 1911. Tutto cominciò all’età di tre o quattro anni quando si stupì di aver alleviato il mal di denti a qualcuno semplicemente posandovi le mani: era un bambino, le sue mani andavano verso il bersaglio, senza rendersi conto di ciò che faceva. Il suo primo exploit lo compì a dodici anni, quando procurò la guarigione dei suoi vicini che soffrivano di dissenteria, dopo il grande terremoto che colpì la regione di Tokyo nel 1923. A quest’età cominciò a ricevere persone che gli domandavano di esser curate. All’epoca non aveva alcuna conoscenza, nemmeno elementare, di anatomia e di medicina. Adolescente, cominciò a prendere coscienza delle conseguenze dei suoi atti. All’inizio credeva, come accade a quasi tutti i guaritori, di avere un potere eccezionale, che solo lui possedeva. In questo trovò la propria vocazione, ma non si fermò a questo stadio e continuò. Da autodidatta studiò tutti i metodi terapeutici orientali ed occidentali. A quindici anni aprì un dojo a Iriya. A diciassette anni formulò Precetti della vita piena (Zensei Kun), che permettono di comprendere meglio il suo pen­siero. Nel 1930 scrisse Riflessione sulla vita integrale, testo sorprendente per un giovane che aveva allora solo diciannove anni.

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Lettere inedite #1

mouvement régénérateur
Itsuo Tsuda a Ginevra, seduta di movimento rigeneratore

La corrispondenza di un autore, di un filosofo, rivela spesso al di là dei particolari, delle visioni d’ordine generale. È il caso di questa corrispondenza di Itsuo Tsuda di cui pubblichiamo qualche lettera, con la gentile autorizzazione del signor e della signora Andréine Bel.

Si tratta qui delle risposte date da Itsuo Tsuda, tra il 1972 e il 1979, a una giovane coppia che comincia a praticare il movimento rigeneratore. Seguiremo così in queste lettere il loro desiderio di far conoscere, attorno a loro, nella loro città, questa scoperta.

[Per una la storia del dojo a Ginevra, leggi qui.]

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Dal Filosofo del Ki #2

Seguito e conclusione del reportage pubblicato sulla rivista “Question de” nel 1975, realizzata da Claudine Brelet (antropologa, esperta internazionale e donna di lettere francese) a Itsuo Tsuda.Itsuo tsuda Katsugen undo

Parte seconda

– Si possono “fondere” respirazione e visualizzazione?

– Effettivamente, la visualizzazione costituisce uno degli aspetti del Ki. La visualizzazione gioca un ruolo fondamentale, primordiale nell’Aikido. È un atto mentale che produce effetti fisici. La visualizzazione fa parte dell’aspetto “attenzione” del Ki. Quando l’attenzione è localizzata, ferma al polso, per esempio, la respirazione diventa superficiale, perturbata…si dimentica tutto il resto del corpo.

Il Maestro Ueshiba ripeteva sempre: “Maru, sankaku, shíkaku” cioè: “Cerchio, triangolo, quadrato..”. Se tutta l’attenzione è ferma al polso che sta per essere afferrato dall’avversario, a meno che non sia debole, occorre mobilitare tutte le forze muscolari per liberarsi. Se, al contrario, si visualizza un grande cerchio, come un arcobaleno che passa al di sopra della propria testa, espirando dalla punta delle dita per disegnare il cerchio visualizzato e che, quando la mano passa verticalmente allo zenith, si sposta il piede dello stesso lato all’indietro continuando a descrivere questo cerchio, l’avversario cade all’indietro lasciando il polso. « Questa visualizzazione passa attraverso a respirazione addominale. Quando ho iniziato ad imparare la recitazione del N?, mi esercitavo a far semplicemente vibrare le mie corde vocali. Il Maestro Hosada mi fece toccare un asse molto sottile che si trovava al centro di un tavolo di legno, molto robusto del resto. Quando si mise a recitare un brano, sentii questa tavola vibrare sotto le mie dita. Poi fu il mio turno. Per quanto gridassi, nessuna vibrazione. Il Maestro mi disse allora: «Non è questione di corde vocali nel Nô, ma di hara, di ventre. La respirazione addominale, è ciò che in giapponese chiamiamo kokyu. Nell’apprendimento delle arti giapponesi, è sempre una questione di kokyu. Avere il kokyu è anche avere l’abilità manuale, il “truc” (espressione francese che vuol dire “la capacità”, “il talento” o “il sapere come si fa qualcosa”). « Ko è espirazione. Kyu è inspirazione ». La combinazione dei due fa la respirazione. La nozione di Kokyu è particolarmente difficile da presentare in una forma didattica semplice. I due mezzi a cui ho fatto ricorso sono, da una parte, pubblicare dei testi dando accesso a questa nozione per la via intellettuale e, dall’altra, permettere alle persone, attraverso la pratica, di provare e di sentire direttamente… Io ci ho messo probabilmente più di dieci anni per recitare dal ventre il Nô. La respirazione, il Kokyu, è il segreto ultimo dell’apprendimento. Per accedervi occorrono lunghi anni di impegno continuo. In Giappone, si dice che un maestro di Arti marziali a cui i cani abbaiano non è un buon maestro. Il trucco, l’astuzia non è un pezzo di zucchero infilato nella bocca del cane, è il Kokyu, la respirazione.« Nel movimento rigeneratore, noi facciamo il contrario della tradizione: noi cominciamo dal segreto supremo, senza preamboli. Lavoro unicamente con coloro che accettano di considerare l’essere umano nel suo insieme…

– L’essere umano è di volta in volta mentale e fisico, pensiero e azione, individuo e ambiente ?

– Esattamente. A differenza dei filosofi occidentali il cui dominio è unicamente verbale, completamente separato dall’azione e dalla pratica, il movimento rigeneratore include insieme la comprensione e la pratica. È molto difficile descrivere il movimento rigeneratore nel quadro delle concezioni occidentali come: ginnastica, rilassamento, liberazione dalle inibizioni, dinamica di gruppo ecc. Il movimento si pratica e si deve praticare senza alcuno scopo preciso, affinchè l’evoluzione non ricchi di essere deviata intenzionalmente. Il movimento contribuisce ad una evoluzione fisica e mentale: l’ottica si allarga. Così, per esempio, se c’è un effetto di ringiovanimento, è semplicemente perché si era invecchiati troppo velocemente. Si tratta di una normalizzazione del terreno. La normalizzazione del terreno non deve essere ricercata come un punto fisso, definito in anticipo. È un atto che dovrebbe essere praticato in un non-scopo. È la filosofia del non-fare… da non confondere col “fare niente”! Non esiste un modello perfetto di terreno normale, perché ciascuno è differente. Del resto, ogni definizione è contraria alla vita. La normalizzazione deve venire da sola, senza sforzo. Si deve rivelare nel “sentire”. Si può dare una piccola idea della normalizzazione che si produce: la flessibilità fisica diventa più grande, ci si libera della fatica rapidamente, si passa più velocemente dalla concentrazione al rilassamento – e viceversa. Lo scarto tra pensiero e azione diminuisce…

– Ma cos’è il terreno dal punto di vista del Ki?

– Il Ki è l’amore, è la vita. Appartiene alla saggezza del corpo. L’Europa ha completamente perso di vista questa saggezza ed questo corpo nel corso della sua evoluzione. Il Ki è questa unità invisibile che lavora nel corso della vita dell’individuo assorbendo ciò che gli è necessario e viceversa, secondo il mutare dei suoi bisogni. Ma a questo bisogna aggiungere che il Ki precede ogni fenomeno vitale e che il Ki è contagioso. Non si sa perchè, quando ci si trova in presenza di certe persone, ci si sente improvvisamente dinamici, contenti, “euforizzati”: lo stato del loro Ki si trasmette. Il Ki è molto forte, intenso quando si è giovani. Poi, s’indebolisce con l’età. Non c’è più quando si è morti. Bisogna ricordare che la parola “spirito” ai giorni nostri significa un certo virtuosismo verbale, ma che questa parola viene dal latino spiritus, soffio, respirazione… Certamente c’è stato un tempo in cui gli antichi avi europei si servivano di questa parola, come della parola anima, dal latino anima, ciò che anima, come un qualcosa che va da sè, senza rompersi la testa… Quando il Ki sparisce, si è inanimati, si è morti.

– Come e dove si svolge il « movimento rigeneratore » ?

– Nel dojo. Il dojo è un posto dove l’ambiente è particolarmente intenso. Vi regna uno spirito di pace, di comunione e di gioia. Il Ki, effettivamente, qui è particolarmente intenso. » Il Seitai fondato dal Maestro Noguchi, significa letteralmente: “coordinazione fisica “. Non si tratta in realtà di uno stato di buona salute, ma di una sensibilizzazione che peremette all’uomo di reagire a tutte le anomalie, dunque di eliminare le possibilità di malessere, di malattia. E questo attraverso la respirazione, il soffio: il Ki. In breve, il movimento rigeneratore è la via che prepara ad un corpo ben Seitaizzato.

La ginnastica fa appello al sistema motore piramidale che comanda i gesti volontari. Il movimento rigeneratore è un metodo di allenamento del sistema motorio extrapiramidale che comanda i gesti involontari: singhiozzo, brividi, sbadigli, ecc. Il movimento rigeneratore non richiede nessuna conoscenza tecnica o accademica. È molto semplice e per questo è sconcertante! «Il movimento rigeneratore è basato sulla spontaneità. Spontaneità non significa poter fare qualunque cosa, assestare un pugno o uno schiaffo al proprio partner.No! Se un movimento è spontaneo, è che si è sbarazzato poco a poco degli elementi inutili per la vita. È diventato così semplice, che coincide con il movimento che si fa nella vita di tutti i giorni, senza tensioni, senza fatica. Il movimento rigeneratore è, in questo senso, una sorta di depurazione e non l’acquisizione di una nuova abitudine.

– Che cosa si intende per corpo ben seitaizzato ?

– L’energia, o il Ki, agendo sull’individuo, si trova polarizzato secondo le caratteristiche che gli sono proprie. Chi pratica il movimento rigeneratore può attraversare diverse fasi prima di trovare la normalizzazione del terreno: rilassamento del corpo, ipersensibilizzazione, poi eliminazione e infine, lavoro in profondità. L’energia, il Ki, agendo su ogni individuo e trovandosi polarizzato secondo le caratteristiche di ognuno, fa che ognuno sente e agisce in modo diverso. Il movimento che scatta spontaneamente dipende da elementi propri di ognuno e non da una nozione generalizzata a tutti. Secondo l’ipotesi Seitai, è il disequilibrio del corpo che impedisce una circolazione normale del Ki, una buona evacuazione delle anomalie. Rabbrividire, sbadigliare o ruttare sono delle funzioni, dei gesti normali del corpo che cerca istintivamente a ristabilire il suo equilibrio. Un corpo ben seitaizzato, normalizzato avrà il riflesso di vomitare un cibo avvelenato che il palato goloso avrà accettato.Se si ritorna come dei bambini piccoli, allora si diventa Respirazione. Se, con gli occhi chiusi, si respira mentalmente con le mani, i pensieri e le riflessioni varie diminuiscono, spariscono man mano che la concentrazione si intensifica. Le mani possono ingrandirsi… fino a raggiungere la grandezza dell’universo. E possono sparire lasciando posto unicamente alla respirazione. Si pratica senza scopo. Il cuore di cielo puro è tutto ciò che ci serve…

– Qual’è il ruolo di Itsuo Tsuda durante una seduta di movimento rigeneratore ?

– In materia di movimento rigeneratore, non ci sono maestri. Non sono un maestro. Al contrario, ciascuno è maestro di se stesso. Ognuno deve scoprire il proprio movimento. Non c’è scoperta né trasmissione come nel caso di un insegnamento esoterico. Sono incapace di dare un modello, di imitare i movimenti che ciascuno fa per una ragione semplice: il desiderio del corpo è differente in ognuno. Prendo la direzione dell’organizzazione, perchè ho un respiro più lungo e più intenso degli altri. Sono un catalizzatore, semplicemente. La qualità richiesta ad un catalizzatore, è che la sua presenza silenziosa sia ricercata. Un catalizzatore è un pò come quelle piccole braci che finiscono per trasmettere il loro fuoco ai carboni non accesi…

Il mio prossimo obbiettivo è di formare dei catalizzatori occidentali. Se non ci riuscirò negli anni a venire, il mio lavoro sarà un fallimento.

Reportage e intervista raccolti da Claudine Brelet

Dal Filosofo del Ki #1

Questo articolo è stato pubblicato sulla rivista “Question de” nel 1975. Claudine Brelet (antropologa, esperta internazionale e letterata francese), che ha realizzato questo articolo e questa intervista, è stata uno dei primi allievi di Tsuda.

Prima parte

itsuo tsuda

Sul limitare del bois de Vincennes, in fondo ad un giardino della periferia parigina, esiste un dojo molto particolare. Un dojo, cioè un luogo in cui si praticano l’Arte della respirazione e le Arti marziali. Non è una palestra. È piuttosto un luogo consacrato dove lo « spazio-tempo » è diverso da quello di un luogo profano. Entrando si saluta per sacralizzarsi ed uscendo per desacralizzarsi. Il dojo dell’Associazione Katsugen-Kai ha per Maestro Itsuo Tsuda, «Maestro» che comincia con il rifiutare questo titolo: «Mi hanno anche rimproverato, aggiunge, di non indossare il kimono nel nostro dojo. Ma è molto meglio che sia in jeans, per esempio. Se mettessi il kimono, per rispettare la tradizione sarei costretto a mandarlo ogni volta a Tokio per farlo pulire secondo le condizioni richieste!»

Tutto nel suo atteggiamento invita a riflettere. Sarebbe un vero Maestro, quest’uomo ostinatamente modesto e che dissimula un sapere di cui la vastità stupisce costantemente dietro il suo umorismo bonario? Quando rifiuta di essere chiamato «maestro», quando rifiuta un certo cinema che si trova in altri dojo, si può già essere certi di una cosa: non è un businessman dell’orientalismo attualmente in voga.

Itsuo Tsuda è nato in Corea nel 1914, «allora sotto la dominazione giapponese», precisa. Poi aggiunge: « All’età di sedici anni, mi sono rivoltato contro la volontà di mio padre: ho rifiutato di essere l’erede del suo patrimonio, ho rifiutato il diritto di primogenitura. Poi ho lasciato la mia famiglia e mi sono messo a vagabondare alla ricerca della libertà di pensiero. Un giorno, alla fine, mi sono riconciliato con mio padre. Nel 1934, sono venuto in Francia e, fino al 1940, ho completato i miei studi all’università di Parigi, in sinologia con Marcel Granet ed in etno-sociologia con Marcel Mauss. Ho dovuto lasciare Parigi a causa della guerra, ma questo soggiorno e l’insegnamento di questi due grandi ricercatori mi hanno arricchito molto… forse sono stati anche decisivi, in una certa misura. Forse, è grazie a loro che ho potuto cercare di esprimere in Occidente, attraverso dei termini e dei concetti comprensibili per gli occidentali e, soprattutto, per i francesi, ciò che sono il Ki e la filosofia del Non-Fare».

Quando torna in Giappone, Itsuo Tsuda lavora come etnologo. Si interessa agli aspetti culturali delle antiche tradizioni del suo paese:

« Nel 1950, mi sono messo a studiare molto seriamente la recitazione del N? con il Maestro Hosada, il Seitai con il Maestro Noguchi e l’Aikido con il Maestro Ueshiba. N?, Seitai e Aikido sono basati sul Ki non solamente come lo sono tutte le Arti tradizionali giapponesi, ma anche come tutti gli aspetti della vita quotidiana tradizionale in Giappone. »

Cos’è dunque il Ki ?

– La cosa più difficile da capire della lingua giapponese! La parola Ki appartiene al campo del sentire e non a quello del sapere. Il sentire è un’esperienza primaria, preliminare ad ogni sforzo dell’intelligenza. Nessuna spiegazione potrà trasmetterla adeguatamente a qualcuno che non condivide la stessa esperienza.La parola Ki ritorna continuamente nella lingua giapponese, per esempio: Ki ga chiisai significa parola per parola “il suo ki è piccolo”, che bisognerebbe tradurre con: “Si fa troppi problemi per niente”.O al contrario, Ki ga ôkii, “Il suo Ki è grande”, dovrebbe essere tradotto con: “Non si preoccupa per delle piccole cose”. Da sola, isolata, il termine Ki è praticamente intraducibile. Così Ancora un ultimo esempio: Ki-mochi no mondai si può tradurre con: “È condizionato dallo stato del Ki”, o, detto altrimenti: “Non è l’oggetto ed il risultato tangibile che contano, ma il gesto e l’intenzione… il Ki”. Questa espressione Ki-mochi è quasi diventata sinonimo di regalo e, presentandolo, si dice: “È il mio Ki-mochi”, che significa: “L’oggetto che vi offro è modesto, ma vogliate trovare un segno della mia profonda riconoscenza”. Rasentiamo allora il campo della psicometria!

– Perché insegnare l’approccio al Ki attraverso una scuola della respirazione?

– Lo sfondo giudeo-cristiano in cui vivono ancora gli occidentali del XX° secolo rendono le cose molto diverse da quelle che possono essere in altre civiltà, da altri modi di vedere la vita. È perché qui, in Occidente, il Ki è molto difficile da spiegare, perché non rientra nel sistema delle categorie. In qualsiasi altro luogo, quando si constata una cosa, la si accetta in modo molto naturale. Esiste, ecco tutto. L’occidentale ama la discussione, è fortemente cerebralizzato. Ma le discussioni ci rendono ubriachi di parole e ci impediscono di vedere ciò che accade realmente sotto il nostro naso. Così tradurre la parola Ki con “soffio” potrebbe essere molto corretto… a condizione di comprenderlo come duemila anni fa, come la parola pneuma degli antichi greci platonici, per esempio. Tuttavia, nel francese moderno, si può riflettere sul fatto che la parola inspirazione possiede due sensi: l’inspirazione fisica e l’ispirazione (in francese: “inspiration”) creatrice. In Estremo Oriente, Tchouang Tseu, filosofo cinese del V secolo a.C., fu uno dei primi ad aver discusso questa nozione di soffio. Non bisogna neanche dimenticare che il buddismo fu, all’inizio, una tecnica di respirazione. Qui, in Occidente, il Ki si traduce, secondo alcuni con magnetismo, e per altri, è l’influsso nervoso, per altri ancora, è la vibrazione o le onde o ancora elettromagnetismo. Io penso che il solo che abbia veramente individuato che cosa è il Ki ? è Groddeck. È lui che ha trovato la parola europea più vicina a questa nozione di Ki: il titolo stesso del suo libro, “In fondo all’uomo, questo”, o “Il libro dell’Es”, è molto esplicito.« Il Ki, se volete, è la Vitalità. È ciò che spinge l’uomo a realizzare qualcosa. Un modo di spiegare l’uomo che è dunque molto diverso dall’immagine fisico-chimica che si ha in Occidente da Lavoisier e Newton. Il cartesianesimo che è in Francia alla base di tutto (la scienza, la morale, la politica, l’amministrazione… tutto!), il cartesianesimo è una filosofia della conoscenza secondo cui ogni problema è concepito in uno spazio omogeneo ed immobile. Quando si tratta il problema dell’essere umano, lo si definisce quindi sulla base di questo spazio: è diviso in due, il mentale ed il fisico. Ciascuno a suo volta è diviso tante volte quante si vuole. La filosofia del Ki è, in questo senso, completamente diversa, perché l’essere umano qui è considerato nel suo insieme: è sia mentale che fisico, sia pensiero e azione, sia individuo che ambiente.

– Che cosa si pratica esattamente al dojo Katsugen-kai ?

– Si imparano i primi rudimenti, se posso esprimermi così, della coordinazione del Ki attraverso quello che è chiamato”movimento rigeneratore”. Questo permette, eventualmente, di passare in seguito allo stadio dell’apprendimento delle Arti marziali per chi lo desidera. Si impara l’Aikido. Si ascoltano anche delle recitazioni di Nô.

L’Aikido fa parte delle mie ricerche sul Ki. Ai-ki-do significa letteralmente: “via della coordinazione del Ki». Dire che l’Aikido è un’Arte marziale d’Amore può certo stupire degli occidentali. Per il suo fondatore, il Maestro Ueshiba con cui ho lavorato, l’ Aikido non è uno sport nè una tecnica di combattimento. È una dottrina di non-resistenza, un principio di fusione… Questo principio di fusione è il Ki. Il Maestro Ueshiba diceva spesso: «Il Ki è il grande re delle forze». La forza del Maestro Ueshiba non era una forza, ma il Ki, questa potenza eccezionale che si libera incoscientemente in caso di pericolo, per esempio. E questa potenza esiste virtualmente in tutti gli individui… È su questo principio di fusione del Ki che è basata la scuola di respirazione del Katsugen-Kaï.

Nel teatro Nô, non c’è la parola Ki. Ma, quando si sa ciò che è, questo salta agli occhi: il teatro Nô colpisce da intuito a intuito. A Katsugen-Kai, il nostro dojo, io recito una volta alla settimana per qualche minuto, un piccolo passaggio di Nô. Il mio uditorio, beninteso, è francese. Dopo aver recitato una sera un passaggio dell’opera teatrale Uneme, una giovane donna mi ha chiesto se non si trattava di suicidio. «È giusto», le ho risposto. Il suicidio della cortigiana Unémé, che si è gettata in uno stagno, l’aveva fatta pensare al suicidio di suo cognato, suicida col veleno. Come ?… Forse perchè la visualizzazione si era trasmessa direttamente. Questa giovane donna non conosceva affatto il giapponese.

La seconda parte dell’intervista

Articolo ristampato con il permesso dell’autrice, Claudine Brelet

Verso il movimento del Non-Fare

Bruno Vienne è regista, realizzatore di documentari sugli animali e sull’avventura umana, membro della bruno_viennespedizione Tara Arctic al Polo Nord, ed ex allievo di Itsuo Tsuda.

Dopo 30 anni di pratica, sente che è il momento di condividere ciò che ha capito e sentito nell’approccio al Movimento Rigeneratore e alla pratica respiratoria del Maestro Ueshiba (fondatore dell’Aikido). Ci invita a un’immersione nel nostro infinito potenziale interiore.

“Saremo in grado di passare la china per una nuova umanità?

È tutto lì, è la sfida dei prossimi anni…

Gli allarmi rossi lampeggianti sono accesi già da molto tempo per quanto riguarda il modo in cui utilizziamo l’energia e l’acqua sulla Terra.

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Per una ecologia del corpo umano

Dicembre 2013 “Il Manifesto”. Intervista a Régis Soavi Sensei, maestro di Aikido che da oltre trent’anni fa conoscere il «Katsugen undo», pratica giapponese che ci fa ritrovare le capacità naturali.

regis soavi aikidoOggi molte per­sone con idee poli­ti­che diverse o anche prive di una idea poli­tica defi­nita, si pre­oc­cu­pano di come i loro com­por­ta­menti indi­vi­duali pos­sono influire sull’ambiente: acqui­stare pro­dotti bio­lo­gici e a”km-zero”, rici­clare meglio i rifiuti, sce­gliere for­ni­tori di ser­vizi più rispet­tosi dell’ambiente, ridurre il con­sumo ener­ge­tico, ecc.

A livello di dibat­tito poli­tico comun­que, la reto­rica eco­lo­gi­sta fun­ziona sem­pre, anche in tempo di crisi.

In ogni caso, l’attenzione col­let­tiva verso le con­di­zioni e la qua­lità della terra, dell’aria e dell’acqua, per diverse ragioni, che sia per senso di respon­sa­bi­lità o a volte, sem­pli­ce­mente per busi­ness, è alta. Ci si pre­oc­cupa delle sostanze con cui tutti gli esseri viventi entrano in con­tatto: piante, ani­mali ed esseri umani, siano que­ste nutri­tive, medi­ci­nali o tos­si­che.

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Alla scoperta dell’Aïkido e del Katsugen Undo, l’Arte del Non-Fare

Cosa sono l’Aikido e il Movimento Rigeneratore? Come fare di essi mezzi per vivere la quotidianità? Ce ne parla Régis Soavi, discepolo diretto di Itsuo Tsuda, a sua volta allievo del Maestro Ueshiba e del Maestro Noguchi. Articolo di Francesca Giomo

Dell’Aikido conoscevo solo il nome, prima di essere invitata a partecipare a quattro lezioni per praticare questa “non arte marziale” presso la Scuola della Respirazione di via Fioravanti a Milano. Le lezioni per gli “assaggiatori” si tenevano il lunedì sera alle sette, nessuna parte teorica, ma solo pratica. Prima si osservava la dimostrazione della tecnica da parte degli allievi più anziani, quindi, si “eseguiva” direttamente.

L’Aikido di cui parleremo e che ho cominciato a conoscere è quello del Maestro Itsuo Tsuda, allievo del fondatore della pratica Morihei Ueshiba. Ora è Régis Soavi a portare avanti la ricerca iniziata da Tsuda attraverso la pratica del suo insegnamento presso differenti dojo in Europa, tra cui anche la Scuola della Respirazione di Milano. Tsudo in vita si era occupato anche del Katsugen Undo, il Movimento Rigeneratore, appreso da Haruchika Noguchi, che viene praticato, oltre all’Aikido, anche presso il dojo di Milano. Di entrambi ce ne parla direttamente Régis Soavi nell’intervista che segue.

D – Che cosa è l’Aikido? Può essere definito un’arte marziale?RS – L’Aikido è una non-arte marziale. Infatti l’origine dell’Aikido è un’arte marziale che si chiama Ju Jitsu. La visione del Maestro Ueshiba ha trasformato questa arte marziale in un insieme di armonia e fusione tra le persone. Per questo non si tratta più di un’arte marziale come alle origini, ma di una non-arte marziale.

D – Fu, allora, il Maestro Ueshiba ad inventare l’Aikido?RS – Si, fu Ueshiba, morto nel 1969. Ma il fatto che alla base dell’Aikido vi sia il Ju Jitsu è importante, in quanto da qui si capisce come Ueshiba con l’Aikido ne cambiò lo spirito. Ai-Ki-Do significa via (do) dell’armonia (ai) del ki, vi di fusione del ki. La sua linea di orientamento ha di fatto trasformato un’arte marziale in qualcosa d’altro. Nell’Aikido non si può, ad esempio, parlare di difendersi, bensì di fondersi.

D – Se Ueshiba fu il fondatore dell’Aikido, l’insegnamento della Scuola della Respirazione si rifà, però, al Maestro Itsuo TsudaRS – Sì, Tsuda è morto nel 1984. Attraverso i suoi libri ha fatto passare il messaggio di Ueshiba, di cui fu allievo per dieci anni, come me di Tsuda. Dopo la morte di Ueshiba si formarono diverse scuole di Aikido. Qualcuna tra queste ha preferito tornare a un’arte marziale tipo Ju Jitsu, altre hanno fatto dell’Aikido uno sport. Noi cerchiamo di capire cosa in realtà il Maestro Ueshiba ha detto.

D – Il M. Tsuda ha conosciuto tardi il Maestro Ueshiba? Prima praticava arti marziali?RS – No, Tsuda era un intellettuale. Non aveva mai praticato arti marziali. Studiò in Francia con Marcel Granet e Marcel Mauss, lui fu interessato dal Ki. Ha cominciato le sue ricerche verso questa direzione e prima ha scoperto il Katsugen Undo, poi l’Aikido. Tsuda, grazie a Ueshiba, ha visto come si poteva usare il Ki nell’arte marziale. Aveva 45 anni quando ha cominciato, senza mai praticare prima né karatè, né judo, né altro.

D – Non è facile per un occidentale comprendere cosa sia il KiRS – Tutti ne parlano ormai. Basta pensare al Tai Chi Chuan, al Qi Qong?Tutti lo conoscono dal punto di vista mentale, ma è dal punto di vista del fisico che pochi lo sperimentano. Ma questo non si può spiegare. Ognuno deve sentirlo, non esiste spiegazione. A noi non interessa la spiegazione di cosa sia il ki a noi interessa solo come possiamo utilizzarlo. E’ un po’ come spiegare cosa sia l’amore. Oggi si possono fare analisi sull’odore delle donne, su quello degli uomini ecc?ma non basta, se no siamo solo animali?Non si spiega l’amore, l’amore è un incontro tra due essere e non avviene perché quello ha la barba ecc ecc… Così avviene anche per il Ki.

D – Parlando della pratica dell’Aikido, come si articola una seduta?RS – Una seduta di Aikido è un momento speciale della giornata. Io pratico ogni giorno, vi si può ritrovare un certo aspetto sacro. All’inizio della pratica vi sono dei gesti rituali, di cui non è importante conoscere il senso, ma fondamentale è che quando li fai, questo procura qualcosa. C’è anche la recitazione del norito (un testo di origini shintoiste recitato in giapponese), che è una recitazione di purificazione Nessuno sa cosa vogliono dire le parole intonate, ma quando la loro recitazione è buona c’è una vibrazione interna, che agisce. A noi può sembrare molto mistico, ma se uno ascolta dei lieder di Schubert, ad esempio, eseguiti da un buon cantante, se non sa il tedesco non capisce nulla, ma quando ascolta il canto accade qualcosa o di triste o di gioioso, viene generato un effetto. Come quando si guarda la rappresentazione del teatro Noh, non si capisce niente, è in giapponese, ma i gesti e i movimenti creano effetti. E questo non è mistico, bensì reale.

D – Quando abbiamo assistito a una delle ultime parti della seduta, la parte del movimento libero, grazie al susseguirsi di attacchi e “fusioni”, sembrava di assistere a un’improvvisazione…RS – Sì, infatti, si tratta di un’improvvisazione

D – Ci vuole una tecnica speciale per fare il movimento libero?RS – Anche se si tratta di un’improvvisazione, ci sono dei gesti che sono un pò ritualizzati. Uno non può attaccare a caso,ma in un certo modo dipende dalla postura di chi è attaccato, diciamo così. Il gesto dell'”attaccante” corrisponde alla postura di colui che viene “attaccato”. Ma nel caso di un’improvvisazione, come quando dei musicisti improvvisano insieme, c’è sempre armonia altrimenti si crea il caos. Dunque si sorpassa la tecnica e si crea armonia.Tutti possono farlo. Ognuno lo fa al suo livello. All’inizio lo si fa più lentamente, con la tecnica che si conosce. Non si inventa qualcosa di veramente nuovo.

D – Che importanza ha il respiro nella nell’Aikido?RS – Quando si parla di respiro in tale contesto, si parla della condizione del Ki. Uno non deve pensare a respirazione a livello dei polmoni. E’ un respiro del corpo che permette di essere più in armonia. Quando uno agisce è espirazione, quando uno riceve è inspirazione.La respirazione polmonare, quando si inizia a praticare, diventa più ampia. Tutto il corpo respira e questo diviene più sciolto e morbido, il ki scorre meglio. In tal senso la respirazione serve ad ammorbidire le persone, a trovare un ritmo nella pratica, perché se uno non respira correttamente dopo cinque minuti non ha più forze. Per questo motivo, all’inizio delle sedute si pratica lentamente, perché armonizziamo attraverso il respiro i gesti. I gesti, quindi, vengono armonizzati dal respiro.

D – All’inizio della pratica c’è il maestro che fa un respiro molto particolare, molto forte, ma in funzione di cosa esattamente?RS – Questo respiro serve per espirare a fondo, per vuotare. C’è un’abitudine deformante comune a molte persone riguardo alla respirazione. Oggi, infatti, le persone tendono a trattenere sempre un po’d’aria, non respirano a fondo. Trattengono il respiro perché sono sempre pronti a difendersi, a dare riposte. Alla fine il respiro, non essendo mai realmente vuoti, non può essere profondo e manca il fiato. Quindi, la seduta si inizia facendo uscire tutta l’aria, così, insieme a lei escono anche i pensieri. E diventiamo vuoti, nuovi.

D – Dove agisce a livello fisico l’Aikido?Che tipo di riposte muscolari esige dal fisico?RS – E’ come nella vita quotidiana, normalmente si usano tutti i muscoli, così nell’Aikido. E’ vero, però, che alcune scuole di Aikido hanno cercato di fare diventare il corpo più forte. La nostra scuola non vuole questo. Non vogliamo essere più forti, solo meno deboli. I muscoli non devono essere più forti per fare qualcosa di speciale. Con l’Aikido uno si muove normalmente e fa dei gesti quotidiani?come correre, girare, gesti normali, che però facciamo con un’attenzione speciale.

D – E’ possibile riportare questa “attenzione speciale” nella propria vita quotidiana?RS – Certo, altrimenti non serve a niente l’Aikido. Alcuni vengono qui per poter diventare più forti, per difendersi, invece no. L’Aikido serve a sensibilizzare, a diventare più sensibile e dunque serve nella vita quotidiana. Si ritrova una certa morbidezza. Se prima il respiro era troppo corto e alto, a poco a poco, diventa più calmo. Questo serve per interagire con i bambini, nelle relazioni di lavoro?questa è la vera utilità dell’Aikido, servire nella vita quotidiana.

D – Voi praticate sempre la mattina molto presto?Perché?RS – Io sì, nella scuola Itsuo Tsuda pratico così, ma non tutti quelli che fanno Aikido praticano la mattina presto. Io preferisco la mattina perché siamo più nella dimensione dell’involontario, è una condizione che permette al corpo di svegliarsi e prepararsi alla giornata.

D – Presso la “Scuola della Respirazione” si pratica anche il Katsugen Undo, ovvero il Movimento Rigeneratore. Quali le sue origini?RS – E’ una scoperta del Maestro Noguchi. All’inizio Noguchi era un guaritore. Faceva passare ki alle persone per farle stare meglio. Ma a un certo punto, ha scoperto che la capacità umana di guarirsi da solo era innata, ma non funzionava più o funzionava di meno. E’ lui che ha scoperto che facendo yuki, ovvero fare passare il i con le mani, i corpi si muovono da soli e che questo comporta un riequilibrio del corpo. Sempre Noguchi, quindi, ha trovato alcuni movimenti che permettono al corpo di risvegliare la sua capacità di autoguarirsi. Per questo è nato il Movimento Rigeneratore o Katsugen Undo, esercizi che permettono al corpo di risvegliare capacità che non sa di avere.Tsuda ha portato il movimento rigeneratore in Francia e ione sono stato interessato perché ho trovato il legame che c’era tra l’Aikido e il Movimento Rigeneratore. Ho realizzato la presenza di tale legame per il fatto che quando un corpo è sano e ritrova le sue capacità, l’Aikido non può più andare verso il senso della lotta contro gli altri, bensì sparisce la volontà di farlo. Dunque il Movimento Rigeneratore è molto importante, a mio avviso è difficile praticare l’aikido nella nosra scuola senza conoscerlo.

D – Il Katsugen Undo si può apprendere solo frequentando gli stages che Lei tiene ogni due mesi?RS – Durante lo stage faccio delle conferenze, spiego e mostro le “tecniche” che permettono di entrare nello stato che genera il movimento. Io torno ogni due mesi per permettere alle persone che praticano quotidianamente di continuare nel “buon cammino”. Molti possono sviare, forse proprio perché nel Movimento Rigeneratore non c’è niente da fare, in realtà, solo essere presenti, chiudere gli occhi, svuotare la testa. Alcuni però pensano che sia meglio fare delle sedute accompagnate da musica ecc ecc?Ma il cammino è quello più semplice.

D – Il Movimento Rigeneratore è una cosa che noi abbiamo già, ma abbiamo dimenticato?RS – Non Proprio. Il Movimento Rigeneratore è un’attività umana normale, quello che abbiamo dimenticato è di lasciare il nostro corpo vivere da solo. Abbiamo dimenticato la fede nel nostro corpo, nelle nostre capacità, è come se fossimo traumatizzati. Il Movimento Rigeneratore permette di ritrovare questo, se prima non potevo fare qualcosa, dopo posso farlo. Ho solo allenato la mia capacità di fare, non ho fatto niente altro. Questa capacità si trova nel sistema motorio exrapiramidale, il sistema involontario. Quando questo viene allenato, si ritrova la capacità di riequilibrarsi da soli. E’ questa la capacità che abbiamo già. Anche le persone che non fanno Movimento Rigeneratore sanno riequilibrarsi da sole: quando uno è stanco va a letto, dorme e durante il sonno il corpo si muove, questa è la capacità del corpo di riequilibrarsi. Il Movimento Rigeneratore è una cosa che tutti hanno ancora un po’, ma la capacità di fare scattare il movimento diventa minore, attraverso l’allenamento dell’extrapiramidale la si ritrova.

D – Cosa è il sistema motorio extrapiramidale?RS – E’ il sistema involontario, che permette che il corpo si riequilibri. Ma non è l’unico, infatti, il Movimento Rigeneratore agisce anche sul sistema immunitario, che non dipende dal sistema extrapiramidale, ma è una capacità involontaria.Il movimento del nostro copro non è qualcosa che possiamo imparare, ma solo scoprire ed accettare. Il Movimento Rigeneratore agisce su tante cose, ad esempio sulla capacità di riscaldarsi, ma per ogni persona è diverso, non c’è né movimento uguale né reazione uguale perché ogni persona è diversa.

D – Il maestro davanti a persone che non conosce deve avere una sensibilità particolare per capire di che movimento ognuno dei partecipanti ha bisogno?RS – No perché il maestro non può fare il movimento per l'”allievo”, in quanto il movimento è spontaneo involontario, per cui ogni persona deve trovare il suo. Un allenamento del sistema involontario deve iniziare dal fatto di “lasciarlo involontario”. Dunque durante gli stages io spiego, faccio fare esercizi e dopo faccio solo “yuki”. Qualche volta posso aiutare la persona a svuotarsi la testa, con qualche tecnica, ma dopo il movimento scatta da solo. E’ come quando una persona si gratta sa dove e come farlo, senza che nessuno gli dica nulla.

D – Cosa significa Yuki e fare Yuki?RS – Yuki significa ki gioioso e fare Yuki “fare passare il ki gioioso”, ma è un’interpretazione?Si fa appoggiando le mani sul corpo dell’altro.

D – Si parla di riequilibrio del corpo, ma il Movimento Rigeneratore non è una terapia, bensì esercizi che permettono il risveglio di qualcosa?RS – Sì perché la terapia vuol dire che tu ti occupi del sintomo della malattia, ti prendi una responsabilità. Qui no. Qui lasciamo solo che il corpo faccia il suo lavoro. Se le persone hanno dei problemi e bisogno di qualcosa, si può fare il Ki e così si attiva la capacità del resto del corpo. Per cui non è terapia. Ci sono delle conseguenze terapeutiche, questo si può dire.

D – Tutti possono praticare il Movimento Rigeneratore?RS – No. Alle persone che hanno subito dei trapianti è sconsigliato, perché se una persona ha subito un trapianto possiede una parte di un’altra persona. Il suo corpo con il Movimento Rigeneratore tende a espellere la parte estranea al suo corpo. Infatti, colui che subisce un trapianto deve prendere medicine che gli permettano di fare accettare al suo corpo l’elemento estraneo. Il Movimento Rigeneratore attiva le capacità del corpo di riequilibrarsi, dunque agisce nell’espulsione di quel qualcosa di estraneo a sé. Può andare bene,invece, se il trapianto è con materiale del suo corpo, parti di pelle che prese da un punto vengono messe in un altro. Non accettiamo nemmeno persone che prendono medicine forti, come il cortisone ecc? in quanto queste medicine vanno nel senso della “desensibilizzazione” delle persone, mentre il Movimento Rigeneratore ne rende più acuta la sensibilità.

D – Quanti anni bisogna praticare per potere condurre una seduta di Movimento Rigeneratore?RS – Non ha senso parlare di anni. Sono i praticanti stessi che tengono le sedute. Basta anche solo un anno di pratica. Certo per condurre una seduta la persona deve avere un respiro abbastanza calmo e un ‘attitudine giusta, cordiale, semplice, non disturbare gli altri. Infatti, agisce solo l’involontario dell’altra persona.

D – Non può succedere qualcosa durante la seduta dal punto di vista emotivo da parte di persone più fragili?RS – Non accade nulla di questo, perché si scopre che il Movimento Rigeneratore è veramente naturale. E’ come se dicessi che grattandosi uno si fa uscire sangue. Le persone hanno delle tensioni al loro interno ma il Movimento Rigeneratore non le fa uscire, le scioglie. Se c’è qualcosa che non ha più ragione di essere, si scioglie.

D – Per permettere al Movimento Rigeneratore di generarsi bisogna prima liberare la mente dai pensieri, fare “vuoto mentale”, ma come avviene questo?RS – Per fare vuoto mentale, bisogna cominciare a lasciare cadere i pensieri che arrivano. Il vuoto significa che se ci sono pensieri passano. La mente ha comunque bisogno di agire, ma i pensieri non hanno importanza. All’inizio è un po’ difficile, ma poi non ci si preoccupa più e poco a poco tutto viene da sé?

Articolo di Francesca Giomo pubblicato sulla rivista on-line “Terranauta”, 04/01/2006.

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