Seguito e conclusione del reportage pubblicato sulla rivista “Question de” nel 1975, realizzata da Claudine Brelet (antropologa, esperta internazionale e donna di lettere francese) a Itsuo Tsuda.
Partita #2Si possono “fondere” respirazione e visualizzazione?– Effettivamente, la visualizzazione costituisce uno degli aspetti del Ki. La visualizzazione gioca un ruolo fondamentale, primordiale nell’Aikido. È un atto mentale che produce effetti fisici. La visualizzazione fa parte dell’aspetto “attenzione” del Ki. Quando l’attenzione è localizzata, ferma al polso, per esempio, la respirazione diventa superficiale, perturbata…si dimentica tutto il resto del corpo.Leggere di più
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Dal Filosofo del Ki #1
Questo articolo è stato pubblicato sulla rivista “Question de” nel 1975. Claudine Brelet (antropologa, esperta internazionale e letterata francese), che ha realizzato questo articolo e questa intervista, è stata uno dei primi allievi di Tsuda.Prima parteSul limitare del bois de Vincennes, in fondo ad un giardino della periferia parigina, esiste un dojo molto particolare.
Un dojo, cioè un luogo in cui si praticano l’Arte della respirazione e le Arti marziali. Non è una palestra. È piuttosto un luogo consacrato dove lo « spazio-tempo » è diverso da quello di un luogo profano. Entrando si saluta per sacralizzarsi ed uscendo per desacralizzarsi. Leggere di più
Verso il movimento del Non-Fare
Bruno Vienne è regista, realizzatore di documentari sugli animali e sull’avventura umana, membro della
spedizione Tara Arctic al Polo Nord, ed ex allievo di Itsuo Tsuda.
Dopo 30 anni di pratica, sente che è il momento di condividere ciò che ha capito e sentito nell’approccio al Movimento Rigeneratore e alla pratica respiratoria del Maestro Ueshiba (fondatore dell’Aikido). Ci invita a un’immersione nel nostro infinito potenziale interiore.
“Saremo in grado di passare la china per una nuova umanità?
È tutto lì, è la sfida dei prossimi anni…
Gli allarmi rossi lampeggianti sono accesi già da molto tempo per quanto riguarda il modo in cui utilizziamo l’energia e l’acqua sulla Terra.
Calligrafia di Itsuo Tsuda #1
Régis Soavi racconta la sua scoperta della calligrafia d’Itsuo Tsuda.
Quando ho cominciato a insegnare l’Aikido, come molti altri, avevo una foto del Maestro Ueshiba al Tokonoma. Era cosi’ che avevo imparato, si salutava in direzione del maestro. Quando sono andato al dojo del Maestro Tsuda per la prima volta, c’era una calligrafia, stampata da uno dei suoi amici che era artista a partire da un’incisione su pietra molto antica. Era “Bodai”. Questa calligrafia era là mentre io mi aspettavo di vedere una foto del Maestro Ueshiba… Inoltre il suo tratto era grosso… -un tratto che era largo otto centimentri, molto largo!- E dava una risonanza diversa, respirava altrimenti…E un’altra dimensione. E il fatto di vedere la calligrafia a ogni seduta… questo cambia tutto.
Verso il mese di giugno, il Maestro Tsuda arrivava con queste calligrafie arrotolate sotto braccio e le metteva al dojo: erano in esposizione ed erano in vendita.
Bisogna dire che i primi anni, al dojo, non ci capivamo niente! Non si sapeva che cos’era, quindi domadavamo “cosa vuol dire?”… e non si era per niente capaci di apprezzare le calligrafie…
Il loro prezzo era fissato a circa cento euro, che è ridicolo, ma ci sembrava enorme!Quel prezzo solo per un ideogramma! Ci sembrava sproporzionato!
Abbiamo avuto bisogno, noi che eravamo al dojo, di un certo numero di anni per cominciare ad apprezzare e a sentire quello che lui esprimeva attraverso le calligrafie.
Spiegava a volte quello che oggi le persone che si interessano alla calligrafia sanno che non è il segno che è importante, ma lo spazio che delimita. Devo dire che all’epoca ci sembrava un po’ curioso. Tutto questo era piuttosto ermetico per noi. Non capivo. Poi, poco a poco, abbiamo cominciato ad apprezzare.
Erano gli svizzeri che ne compravano perché avevano più soldi che i francesi! E cosi’ c’è stato un buon numero di calligrafie che sono andate a finire in Svizzera.
Ma questo vuol dire che, in generale, c’era comunque un certo numero di persone che ne compravano. Spesso perché era un po’ come un ricordo del Maestro Tsuda. Ma dopo, purtroppo, queste persone non se ne prendevano sempre cura: abbiamo ritrovato delle calligrafie piegate in quattro perché erano state infilate in un cassetto. Il tessuto si era rovinato ovviamente!
Poco a poco per me, ciò ha preso un senso; e mi sono detto “se il Maestro Tsuda lascia queste calligrafie, è che c’è qualche cosa”.
Ho cominciato allora ad interessarmi alla calligrafia. Anche al di là di quelle di Itsuo Tsuda ho scoperto altri tipi di calligrafie e i kakemono. Ho cominciato a guardarle, a vedere e a provare di sentire cosa succedeva. E vendendo calligrafie di grandi maestri, come per esempio di maestri zen, poco a poco, ho scoperto che effettivamente non era
l’estetica che contava, era un’altra cosa. Ma dipende dai Maestri: ci sono calligrafie di un gran maestro zen di cui posso dire “sì, sono molto estetiche, sono magnifiche sopra una credenza anni ’30, ma non mi parlano assolutamente!” E invece, a volte, delle calligrafie fatte da degli sconosciuti hanno una grande forza…
Qualche anno fa sono andato in un ristorante giapponese, e all’entrata vedo una calligrafia montata in kakemono. E mi son detto “Ah, questa è una calligrafia!” poi ho chiesto al padrone “che cos’è questa calligrafia?”… ha risposto “Oh, sono semplicemente degli auguri di riuscita, è mio nonno che li ha fatti…” Allora ti dici “sì, c’è del ki là dentro!”
Ovviamente, non era una calligrafia di insegnamento, e neanche una calligrafia estetica, ma sono gli auguri di un nonno per i suoi nipoti che sono andati ad aprire un ristorante in Francia. E quindi era piena!
È anche tutto questo che si puo’ scoprire nella calligrafia: ad un certo momento, ci parla. Non si capisce sempre cosa vuol dire ma ci si dice “Ah! Là c’è una persona, un certo tipo di attenzione!”
Image: Calligraphie de Maître Tsuda, Le Rêve
Quando il Maestro Tsuda recitava il Nô #2
Abbiamo il piacere di presentarvi una versione restaurata del video del Maestro Tsuda che recita il Nô. Grazie a Nicolas Déflache per questo restauro sonoro.
Il Maestro Tsuda, in occasione dello stage d’estate del 1981 a Coulonges-sur-l’Autize, recita un estratto del teatro Nô.
Prima di cominciare, il Maestro Tsuda presenta la storia.Leggere di più