Articolo di Hiroyuki Noguchi1Figlio di Haruchika Noguchi, fondatore del Seïtai del 1993. Tradotto dal giapponese dalla Scuola Itsuo Tsuda.
Un tempo, alla base della cultura tradizionale giapponese, vi era un approccio singolare alla percezione e al movimento del corpo. Questa tradizione era legata a un modo di muoversi che andava oltre i confini delle diverse discipline, stili e scuole ed era la norma dell’esercizio fisico2Marcel Mauss indicava che il corpo è espressione di noi stessi, ma soprattutto di una concezione culturale, dell’organizzazione sociale e dei sistemi di rappresentazione del mondo. L’educazione gioca un ruolo fondamentale nella trasmissione delle tecniche del corpo che forgiano i nostri habitus – modo di essere, andatura generale, tenuta, disposizione d’animo. M. Mauss Les Techniques du corps, Journal de Psychologie, vol. xxxii, no 3-4, 15 marzo-15 aprile 1936..
Sebbene non ci sia mai stato un sistema organizzato, i nostri predecessori hanno beneficiato di questo modo di muoversi in una maniera assolutamente naturale e hanno approfondito i propri movimenti. Chiamo Doho3Doho lett. Metodo di movimento quest’approccio tradizionale al corpo. È un modo di vivere il proprio corpo che sta scomparendo anche se si tratta di un’eredità immateriale sviluppata dagli antichi. Cerco di ritrovare questo modo di muoversi e i suoi principi di percezione interna del corpo, dal punto di vista del metodo Seitai4Il Seitai è stato elaborato da Haruchika Noguchi (1911-1976). Questo “metodo” comprende la pratica del Katsugen undo (Movimento rigeneratore) diffuso in Europa da Itsuo Tsuda negli anni ’70. Il Seitai si basa sull’assunto che il corpo ha una capacità naturale di riequilibrarsi in modo da garantire il proprio corretto funzionamento. La pratica mira a ripristinare questa sensibilità e le capacità di autoregolazione dell’organismo. .
Il Doho e la cultura giapponese
La cultura giapponese è un fiore che è sbocciato sul ricco terreno del Doho. Ma se un terreno si rovina, i fiori non avranno altra scelta che deperire. Il Chado, l’arte del tè, il teatro Nō e l’Hana, l’arte dei fiori, sono forme d’arte straordinarie create da grandi maestri. Tuttavia, la bellezza di una cerimonia del tè non sta nella sua forma, ma nel terreno che la sottende, cioè nei sottili movimenti tra l’ospite e l’invitato.
Qualunque sia la forma, anche se tecnicamente eccellente, se non c’è un movimento attivo del corpo che ne è alla base, essa non ha vita.
La raffinatezza di Ichigo-Ichie5四字熟語 lett. Una vita, un incontro in cui ogni esperienza è unica. può essere avvertita solo nel momento presente, essendo Kannou dōkō6感応道交espressione buddista. Comunicazione reciproca tra i sentimenti del Buddha e gli esseri umani. In un senso più ampio, si tratta della comprensione tra persone vicine, ma che hanno una differenza di posizione come tra il maestro e il discepolo cioè in una comunicazione reciproca che può avvenire solo quando il modo di muovere il corpo implica una forte concentrazione del ki, da parte dell’ospite e dell’invitato, che scambiano e si fondono insieme.
Il modo in cui un maestro del tè si muove non è sempre specifico della cerimonia del tè. Non c’è dubbio che l’arte dei maestri del tè sia impregnata di ogni loro movimento, il suo modo di camminare hoko, la sua postura seduta zahô, il suo approccio nijiri7躙にじり La posizione strisciante. Avvicinarsi lentamente. e la sua camminata sulle ginocchia shikko, sono comuni allo shintoismo, al Nō e alle arti marziali.
Allo stesso modo, sebbene il gesto di una mano che tiene una tazza sia diverso dal gesto di battere le mani e di unirle per pregare, nel Doho, l’effetto sul corpo è simile.
Il Doho attraversa tutte le arti.
Nelle risaie fangose i contadini avevano sviluppato un modo di muoversi in cui allungavano fortemente le dita dei piedi verso l’esterno per essere flessibili e stabili a livello del koshi8Koshi zona delle anche, bacino e parte bassa della colonna vertebrale.. La scuola di spada Yagyu ha sviluppato lo stesso modo di muoversi e sedersi in seiza per essere in grado di sentire una presenza lungo la propria schiena. Si può anche dire che il modo di maneggiare le bacchette per il kaiseki9Il pasto semplice che l’ospite della cerimonia del tè (chanoyu) serve ai suoi convitati prima della cerimonia è lo stesso dei movimenti dell’arte della spada giapponese.
Nella recitazione del Nō la sensazione di vibrazione del suono nell’hara10Hara, zona situata sotto l’ombelico. Centro del corpo nelle tradizioni giapponesi e cinesi 丹田). si ritrova nello shintoismo e nel metodo del kiai dello Shugen11Lo shugendō (修験道) è una millenaria tradizione spirituale giapponese in cui il rapporto tra uomo e natura è fondamentale. Utilizzando l’ascesi, la vita in montagna e includendo insegnamenti animisti, shintoismo, taoismo…. In tutti questi casi una certa curvatura del koshi è indispensabile. È presente anche nella danza del Nō, probabilmente perché in origine gli attori di Nō ballavano cantano.
È così che i nostri antenati hanno creato le proprie forme uniche di agricoltura, rituali, combattimenti, ornamenti ed eleganza, secondo i principi del Doho, comune al popolo giapponese. Allo stesso modo le culture straniere importate in Giappone sono state integrate grazie al Doho.
Un buono esempio è l’inclinazione in avanti del koshi che non era sottolineata così tanto sul continente, ma è diventata indissociabile dal Zazen giapponese.
Con questa curvatura del koshi, durante la pratica di Zazen quando si uniscono le mani, si avvicinano le dita lasciando tra i pollici uno spazio sottile come un foglio di carta. Ciò favorisce un movimento sottile, il Doho.
Inarcare il koshi è un movimento che i giapponesi apprezzavano particolarmente e che si ritrova tanto nel tracciato del calligrafo o nel seiza, la postura seduta, quanto nelle persone comuni a un tavolo tradizionale giapponese.
Se si osserva nel dettaglio, si possono percepire diversi modi d’inarcare il koshi.
Nel caso del Nō ci si siede accompagnati dalla sensazione di tirare verso l’alto le vertebre sacrali, mentre nel caso dello Zen la sensazione è che le vertebre sacrali spingano verso l’hara, provocandone la discesa. Un po’ come se l’hara fosse tirato verso il basso.
Lo sport moderno non fa eccezione in Giappone, anche nel baseball. Vi ritroviamo le diverse maniere di inarcare il koshi.
C’è Sonkyo, la posizione accovacciata del ricevitore. Shizumi, la posizione dell’interno e la posizione del battitore. Questi sembra tenere una spada giapponese che simbolizza l’inclinazione del koshi.
Queste tre posizioni corrispondono a tre modi specifici d’inarcare il koshi: la posizione del prete, la posizione secondo lo stile del Nō e la posizione secondo lo stile dello Zen.
Il Doho è come un “legame di sangue” per i giapponesi, un “DNA” che, seppur parzialmente disgregato, si è tramandato fino ai giorni nostri. È la prova che noi siamo un popolo che, se dispiega tutto il proprio potenziale, sarà naturalmente in accordo con i principi del Doho.
Una puleggia chiamata Nanban è stata introdotta in Giappone, e l’immagine di un operaio che utilizza questa puleggia avrebbe dato origine alla parola Nanba, che sarebbe una delle caratteristiche originali del modo di muoversi giapponese.
La camminata Nanba avviene quando la gamba destra è in avanti, anche la spalla destra e l’alto del corpo destro avanzano.
Nelle antiche arti marziali, la postura in piedi So12ソla posizione sō, posizione eretta di base nella scuola Kashima Shin Ryu e la postura di profilo Shumoku sono riconosciute tipiche del Nanba.


Dall’Awa Odori13Danza popolare alle danze Nō, e ancora di più nelle posizioni dei contadini che piantano il riso, tutti questi movimenti provengono dal Nanba.
Durante il raduno mattutino alla scuola elementare, la nostra generazione doveva fare un esercizio di camminata chiamato “Kôshin: camminare al passo”14La politica di modernizzazione dell’era Meiji (dopo il 1868) consistette nel sostituire le forme tradizionali giapponesi in tutti gli aspetti. Questo toccò anche l’educazione del corpo attraverso l’introduzione della ginnastica occidentale.. All’epoca non si era ancora abituati a camminare al passo alla maniera occidentale oscillando alternativamente le mani davanti e dietro, tanto che molti allievi si sono trovati come impacciati dopo due o tre passi e sono stati subito catalogati come con scarse capacità motorie. È strano, perché i giapponesi erano maltrattati unicamente perché si muovevano nello stile tradizionale.
Provate con gli scolari di oggi e vedrete che la camminata Nanba è completamente scomparsa. Se ci pensate bene, l’educazione fisica giapponese a scuola dalla restaurazione Meiji ha cercato di estirpare la tradizione del Doho rappresentata dalla marcia Nanba. Oggi, cent’anni dopo, questa politica nazionale ha trionfato, ma ha portato anche alla scomparsa delle tecniche tradizionali.
Anche in questo caso, se il substrato del Doho si perde, il fiore non può che perire, indipendentemente dalla protezione di cui gode. Tuttavia, ancora oggi, mentre molti giapponesi hanno naturalmente adottato il modo di camminare occidentale, se riunite dieci giapponesi e chiedete loro di camminare facendo grandi passi, energici, e grandi gesti delle braccia, come se stessero calpestando la terra, almeno sette di loro faranno il Nanba.
Nonostante tutto, bisogna insegnargli ad avanzare con i piedi piatti piuttosto che lasciar cadere il peso alternativamente su un piede e poi sull’altro. Oggi, le persone camminano sulle dita. Se lo fate sulle dita, non vi muoverete mai con la camminata Nanba. Si può dire che il Nanba è chiaramente legato alla sensazione dell’arco plantare ed è strettamente legato all’andatura tradizionale dei piedi che scivolano (摺り足 Suriashi).
Per capire le caratteristiche della cultura di un paese, non è inutile esaminare la relazione tra gli oggetti e le persone. La produzione di oggetti è in effetti strettamente legata all’apparizione di una cultura. L’artigiano tradizionale giapponese, Yoshio Akioka ha sottolineato che una delle qualità della cultura giapponese è che gli oggetti hanno un’utilizzazione flessibile e polivalente. Le bacchette, per esempio, sono uno strumento di uso polivalente, contrariamente alle forchette e ai coltelli occidentali, che hanno un unico uso. Le stesse bacchette sono usate per raccogliere i fagliolini, prendere del tofu, ingoiare il porridge di riso e tagliare le patate. Tuttavia, l’uso di un singolo oggetto in modo così versatile significa che l’uso del metodo Doho è il più fine possibile.
Il Kenjutsuka, Yoshinori Kono utilizza l’esempio del nihonto (spada giapponese) per illustrare i numerosi usi di uno stesso strumento. Il nihonto è sia una spada che una sciabola, contrariamente della differenziazione continentale, dove la sciabola è uno strumento monouso, per tagliare. Tuttavia, ciò porta a un’ambiguità funzionale nella misura in cui, il nihonto è inferiore alla sciabola per il taglio e non è buono per infilzare quanto la spada. Kono sensei dichiara: “Ecco perché non si taglia con la spada, ma con il koshi. Il kenjutsu (l’arte della spada giapponese) è prima di tutto un taijutsu; un’arte del corpo ”.
Non solo le spade giapponesi, ma anche gli strumenti prodotti dai maestri giapponesi, sono oggetti incompiuti. Tuttavia, ciò non vuol dire, sia chiaro, che le competenze degli artigiani siano immature. Al contrario, restano incompiuti per armonizzare la funzione dell’attrezzo e la motricità del suo utilizzatore. È come gli spazi vuoti nella pittura a inchiostro. Per gli artigiani giapponesi, uno strumento non è completo se non quando è collegato a una persona.
Inoltre, gli utensili giapponesi sono già concepiti per favorire il Doho dell’utilizzatore. Per esempio, il manico di teiera giapponese deve essere troppo corto per poter essere impugnato. Ovviamente, non è perché i nostri antenati avessero delle mani piccole. Per cominciare, il manico di una teiera non è fatto per essere afferrato. Deve essere tenuto tra il pollice e l’indice in forma di un gancio. Questo kata richiede al mignolo una presenza forte e profonda per sostenere il peso dell’acqua calda nella teiera.

L’utilizzo del mignolo è la base dell’abilità del Doho. Il mignolo è il dito più strettamente legato al koshi attraverso il polso. Di conseguenza, se teniamo il kyusu (teiera giapponese) in questo modo, il peso dell’acqua calda è naturalmente supportato dal koshi. Cosi la forma del kyusu è concepita per favorire la tenuta da parte del koshi.
Questo esempio mostra chiaramente che il Doho era presente fin nei minimi dettagli della vita quotidiana. Vi fu un tempo in cui i kata formati dal Doho funzionavano realmente nella vita di tutti i giorni. Questo tempo non è poi così lontano.
Il carattere 躾 (shitsuke; disciplina) non è un carattere cinese. Si tratta di un carattere giapponese che si scrive 身ヲ美シウスル (letteralmente corpo che abbellisce). È in questo che risiede la visione dell’educazione che avevano gli antichi. In termini semplici, l’educazione giapponese era un’educazione del corpo. L’accento veniva messo “sull’apprendimento tramite il corpo”, piuttosto che sulla memorizzazione tramite la testa, e sul fatto di rispettare “la sensazione del corpo” piuttosto che la comprensione intellettuale.
L’apprendimento non era l’allenamento della mente, ma la pratica del corpo. Pertanto, il primo principio dell’educazione era la disciplina del corpo, che significava la trasmissione dei principi e dei kata del Doho. I bambini imparavano a tenere la ciotola e le bacchette al momento opportuno. La ciotola era tenuta con il pollice della mano sinistra curvata all’indietro. Non era soltanto per evitare di toccare il bordo per ragioni d’igiene. Infatti, se si tiene la ciotola con l’articolazione del pollice arcuato, ci si può sedere con il koshi anch’esso arcuato verso la pancia. mentre se si piega l’articolazione, immediatamente si perde l’hara, il koshi si affloscia. “Perdere il koshi” significa mostrare codardia. Invece si avete un koshi e un hara stabili, avrete fiducia in voi e sarete determinati. Gli antichi vedevano il carattere di una persona nel suo koshi e nel suo hara.
Ci sono sensazioni e prese di coscienza che non possono mai manifestarsi se il terreno non è pronto, cioè se il corpo non è in “ordine”. Gli antichi ne erano ben consapevoli ed è per questo che hanno sviluppato questi metodi superiori, il Doho, per andare oltre e scoprire un kokoro15Kokoro designa lo spirito, il cuore o la natura interiore (saggezza, aspirazione, attenzione, sincerità, sensibilità). che non era ancora stato scoperto.
Non è esagerato dire che questa è la base della cultura dello shin-shin-ichi-nyo 心身一如, l’unità corpo-mente. Le arti del Doho non sono mai state proprietà esclusiva degli artigiani, dei danzatori o dei praticanti di arti marziali. I giapponesi utilizzavano i kata per “essere” nella gioia, nella collera, nel dolore, nella riflessione, nell’esprimere un giudizio e nella determinazione.
Inoltre, i giapponesi diffidavano dello spirito derivato da un kata svuotato del suo significato, ma apprezzavano lo spirito di un kata spezzato che dava vita a una nuova forma in un delicato equilibrio. Le nozioni estetiche di Iki16Iki 粋 chic, fresco, diretto, originale. Può riguardare l’atteggiamento, il comportamento, l’apparenza, l’estetica. e Sharé17Sha-re 洒落 alla moda, divertente, spiritoso, piacevole. ne sono buoni esempi.
Lo spirito un tempo era molto vicino al corpo. Lo spirito è costituito da parole/suoni. La parola è la voce. La voce emana dal corpo. Come abbiamo già detto, la vocalizzazione si faceva con il metodo del Doho. Le parole sono all’origine degli ideogrammi, delle calligrafie. La scrittura si faceva con il metodo Doho. È così che l’intelligenza degli antichi brillava con il metodo doho.
Il motivo per cui gli haiku e i koan zen sono così apprezzati è soprattutto per la loro rapidità. È una sensazione di velocità che non può essere creata diluendo il tema. La velocità è richiesta dai principi del Doho. È un’azione senza pausa. Una tale qualità può essere trovata solo evitando il rimpianto e fermandosi in modo netto. La brevità dell’haiku non è qualcosa di ordinario, è chiaramente un’aspirazione a coltivare uno spirito determinato. La brevità è quindi inevitabile.
L’articolo continua nella parte 2, che sarà pubblicata nell’ottobre 2025.
Hiroyuki Noguchi, 1993.
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Notes
- 1Figlio di Haruchika Noguchi, fondatore del Seïtai
- 2Marcel Mauss indicava che il corpo è espressione di noi stessi, ma soprattutto di una concezione culturale, dell’organizzazione sociale e dei sistemi di rappresentazione del mondo. L’educazione gioca un ruolo fondamentale nella trasmissione delle tecniche del corpo che forgiano i nostri habitus – modo di essere, andatura generale, tenuta, disposizione d’animo. M. Mauss Les Techniques du corps, Journal de Psychologie, vol. xxxii, no 3-4, 15 marzo-15 aprile 1936.
- 3Doho lett. Metodo di movimento
- 4Il Seitai è stato elaborato da Haruchika Noguchi (1911-1976). Questo “metodo” comprende la pratica del Katsugen undo (Movimento rigeneratore) diffuso in Europa da Itsuo Tsuda negli anni ’70. Il Seitai si basa sull’assunto che il corpo ha una capacità naturale di riequilibrarsi in modo da garantire il proprio corretto funzionamento. La pratica mira a ripristinare questa sensibilità e le capacità di autoregolazione dell’organismo.
- 5四字熟語 lett. Una vita, un incontro in cui ogni esperienza è unica.
- 6感応道交espressione buddista. Comunicazione reciproca tra i sentimenti del Buddha e gli esseri umani. In un senso più ampio, si tratta della comprensione tra persone vicine, ma che hanno una differenza di posizione come tra il maestro e il discepolo
- 7躙にじり La posizione strisciante. Avvicinarsi lentamente.
- 8Koshi zona delle anche, bacino e parte bassa della colonna vertebrale.
- 9Il pasto semplice che l’ospite della cerimonia del tè (chanoyu) serve ai suoi convitati prima della cerimonia
- 10Hara, zona situata sotto l’ombelico. Centro del corpo nelle tradizioni giapponesi e cinesi 丹田).
- 11Lo shugendō (修験道) è una millenaria tradizione spirituale giapponese in cui il rapporto tra uomo e natura è fondamentale. Utilizzando l’ascesi, la vita in montagna e includendo insegnamenti animisti, shintoismo, taoismo…
- 12ソla posizione sō, posizione eretta di base nella scuola Kashima Shin Ryu
- 13Danza popolare
- 14La politica di modernizzazione dell’era Meiji (dopo il 1868) consistette nel sostituire le forme tradizionali giapponesi in tutti gli aspetti. Questo toccò anche l’educazione del corpo attraverso l’introduzione della ginnastica occidentale.
- 15Kokoro designa lo spirito, il cuore o la natura interiore (saggezza, aspirazione, attenzione, sincerità, sensibilità).
- 16Iki 粋 chic, fresco, diretto, originale. Può riguardare l’atteggiamento, il comportamento, l’apparenza, l’estetica.
- 17Sha-re 洒落 alla moda, divertente, spiritoso, piacevole.










In un Dojo si lavora per riallacciarci con il vero che persevera in noiÈ esattamente nello stesso senso che va la pratica del







Al momento opportuno, la persona incaricata delle pietre focaie le prende dalla scatola. Poi si alza e con un passo semplice e concentrato, fa il giro del dojo, fermandosi in ogni angolo per battere per due volte e ben alte le pietre focaie, che producono delle scintille che forse sarà la sola a vedere. Tramite quest’atto e questo percorso, materializza lo spazio sacro nel quale si trovano tutti i partecipanti.
Una volta finito ciò, sistema le pietre focaie nella loro scatola e raggiunge gli altri praticanti. La persona che conduce si alza per il saluto alla calligrafia. Contrariamente alle sedute quotidiane, non saluta con un’arma ma utilizza un ventaglio bianco che non verrà aperto.Come detto sopra, il Norito saranno le sue prime parole. Momento particolare, che nel quotidiano aiuta a fare il vuoto e permette il passaggio dalla vita corrente alla seduta, la recitazione prende quel giorno un’intensità più forte del solito. La pratica respiratoria che segue è più breve, come nelle sedute di Ame no ukihashi ken.Per concludere la cerimonia, si ascolta la registrazione del N? divino recitato dal Maestro Tsuda. Questo documento sonoro ci permette di continuare a celebrare, in una forma che ci appartiene ma con uno spirito intatto, il Misogi come lui l’aveva fatto scoprire ai suoi allievi.
1. Sources : Armen GODEL, joyaux et fleurs du Nô. Édition Albin Michel 2010 et